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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Scenari

Totoquirinale: i due nomi "forti" se salta l'ipotesi Draghi

Di Maio e Giorgetti ne sarebbero convinti: la priorità è garantire la stabilità. Pazienza se i segretari dei loro partiti, quelli che indicano la linea, Conte e Salvini, vedono invece di buon occhio l'attuale premier per il Quirinale. Così si riaprono scenari che apparivano tramontati: Mattarella bis o Amato. Il Pd sceglie la strada del silenzio

Totoquirinale, il segretario del Pd Enrico Letta auspica che le voci e le indiscrezioni si plachino almeno fino al nuovo anno. Non succederà, come dimostrano la vivacità dei partiti sul tema e l'interesse mediatico di un'eventuale successione Draghi-Mattarella. 

Totoquirinale: le ipotesi Amato o Mattarella bis

Pizzicati a mangiare insieme alla pizzeria da Michele, a Roma, Luigi Di Maio e Giancarlo Giorgetti hanno parlato di Quirinale, svela oggi la Stampa in un retroscena. L'incertezza regna sempre sovrana: "Interi gruppi parlamentari senza controllo, un orizzonte di ancora un anno di legislatura che strozza le speranze di rielezione di tanti peones, e un presidente del Consiglio, Mario Draghi, che sarebbe il candidato ideale ma che in tanti vogliono rimanga a Palazzo Chigi, chi per gestire la ripresa e i soldi europei, chi perché teme di tornare a votare".

Di Maio e Giorgetti ne sarebbero convinti: la priorità è garantire la stabilità. Pazienza se i segretari dei loro partiti, quelli che in teoria indicano la linea, Giuseppe Conte e Matteo Salvini, vedono invece di buon occhio l'attuale premier per il Quirinale. Non è tramontata l'ipotesi che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, 80 anni compiuti a luglio, accettasse (controvoglia, a dirla tutta, perché Mattarella ha più volte detto di voler lasciare il Colle a febbraio) di rimanere al Quirinale, magari solo per un anno, anche solo fino alle elezioni politiche: "Così Draghi potrebbe completare il lavoro al governo e magari, questa è la tesi, candidarsi a guidare la Commissione europea nel 2024 per cambiare il patto di Stabilità. Ma nella strategia di Di Maio e Giorgetti è previsto un piano B: Giuliano Amato. L’ex premier e giudice costituzionale era il nome su cui, nel 2015, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi pensava di avere un accordo con Matteo Renzi, prima che l’allora presidente del Consiglio e segretario del Pd virasse su Mattarella. Oggi Amato, 83 anni compiuti, potrebbe contare su un sostegno trasversale". Anche per il centrodestra sarebbe un profilo di garanzia.

I dubbi di Letta sulle scelte di M5s e Lega

E il Partito Democratico che fa? Sceglie la strategia del silenzio, a oltranza. Sicuramente fino al varo della legge di Bilancio: "Poi, a gennaio, si parla di Quirinale", rimarca il segretario Pd secondo Repubblica. "Tanto quel che succede oggi restituisce solo un’immagine: quella dei criceti nella ruota"; sarebbe questo il ragionamento di Letta, il quae guarda con attenzione a quello che sta succedendo dentro alla Lega e dentro al M5s. Nel Carroccio "è in atto uno scontro all’ultimo sangue tra l’ala governista di Giorgetti, che tifa per la stabilità, e quella di lotta, capitanata da Salvini, tentata invece di far saltare il banco. In tale scenario la proposta del ministro allo Sviluppo — spedire il premier al Quirinale, da dove «potrebbe guidare» il Paese, sostituendolo a Chigi con una sorta di avatar tipo Franco o Cartabia — non rischia solo di bruciare Draghi, ma di precipitare il Paese a elezioni anticipate".

L'altra incognita è rappresentata dalle fibrillazioni del M5S. Il voto sul capogruppo in Senato ha reso infatti palese quanto Conte fatichi a controllare i gruppi parlamentari. I malumori dentro al M5s sembrano dirigersi verso il governo Draghi: ieri i senatori pentastellati hanno presentato un’interrogazione, a prima firma del presidente della commissione Bilancio Daniele Pesco, con la quale si denuncia "assenza di trasparenza" nei confronti "del Parlamento e dei cittadini" sull’avanzamento del Pnrr. Non avere il quadro completo delle divisioni alla vigilia della battaglia decisiva non è un problema da poco per lo "strano centrosinistra" pensato da Letta e Conte. Quindi il mondo dem non parlerà più di "Totoquirinale", almeno per un po'. Letta spera che sia Mario Draghi a far capire apertamente le reali intenzioni.

Elezioni Quirinale: dal 4 gennaio 2022 inizia la lunga trafila

La strada per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica avrà ufficialmente inizio martedì 4 gennaio 2022. Ma perché proprio il 4 gennaio? Ce lo dice il capoverso dell’articolo 85 della Costituzione. Dispone che la convocazione del Parlamento in seduta comune integrato dai 59 delegati regionali eletti dai rispettivi Consigli (tre per ogni regione, salvo la Valle d’Aosta che ne ha uno) avvenga 30 giorni prima della scadenza del mandato presidenziale. E siccome Mattarella scade il 3 febbraio e gennaio ha 31 giorni, ecco la data del 4 gennaio.

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