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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Draghi al Quirinale con Cartabia o Brunetta premier: tutto può finire alla prima votazione

"Sul Quirinale il dado ormai è tratto. Draghi ce la farà al primo giro" dice un ministro che preferisce mantenere l'anonimato. Difficile capire però chi avrà in tal caso il compito di sostituirlo a Palazzo Chigi mantenendo intatta la maggioranza, la rosa è ristretta. Sarà decisivo il confronto tra Letta e Salvini e c'è il rebus Renzi

Un "nonno al servizio delle istituzioni"? Se Mario Draghi cercava un modo sottile per candidarsi al Quirinale senza farlo espressamente, non poteva trovare una formula migliore. Ieri la vicenda quirinalizia ha finito per 'cannibalizzare' gran parte della tradizionale conferenza di fine anno. Con tanto di siparietti con i cronisti, interessati soprattutto a sondare l'ipotesi Colle. "Le domande sul mio futuro? Non è che non mi piacciono, è che non ho risposte. L'importante è vivere il presente. Questo governo ha lavorato sul presente, senza chiedersi cosa c'è nel futuro", ha detto il premier.

Quirinale, Draghi è il grande favorito

Tuttavia alla fine apre più di uno spiraglio Draghi, ricordando che è un uomo, o ancor meglio un nonno, al servizio delle istituzioni. "Completamente d'accordo" su una elezione rapida e coesa del prossimo Presidente della Repubblica, Draghi lascia cadere la domanda sulla candidatura di Silvio Berlusconi al Colle. Intanto però, tra le forze che sostengono il suo governo, iniziano a rimbalzare le prime preoccupazioni: il timore è che l'assenza di Draghi terremoterebbe il governo. O che, nella migliore delle ipotesi, tramuterebbe l'azione dell'esecutivo in un 'tiriamo a campare'.

Dalla Lega trapelano le "preoccupazioni per eventuali cambiamenti che potrebbero creare instabilità". E anche dai vertici del M5S segnalano come ci sia "ancora tanto lavoro da fare", sottolineando la necessità di dare "continuità all'azione di governo, per non lasciare i cittadini e le istituzioni in condizioni di 'vacatio', senza un governo, che comporterebbe seri problemi per tutti". Fonti del Nazareno rimarcano come la legislatura debba proseguire fino in fondo. "I prossimi caminetti tra le forze politiche - scherza un ministro con l'Adnkronos chiedendo riserbo - saranno su chi va a P.Chigi, perché sul Quirinale il dado ormai è tratto. Draghi ce la farà al primo giro, io intanto mi guardo in giro e aggiorno il curriculum...".

A Palazzo Chigi non si sono scomposti più di tanto a leggere la batteria di dichiarazioni dei partiti che lo vorrebbero ancora lì, alla testa del governo, fino al 2023. Il primo obiettivo è tenere dentro al governo la Lega qualsiasi cosa accada nella corsa al Quirinale. Ma "la forza che sente di avere il premier è la mancanza, al momento, di un’alternativa - ragiona la Stampa - Quale altro nome è in grado di unire i partiti e di essere eletto ai primi scrutini con una maggioranza amplissima che legittimi il futuro inquilino del Colle davvero come il presidente di tutti? È una domanda che si pone sia Draghi sia chi gli è molto vicino e che in fondo il premier lascia trasparire tra le righe quando si augura un’elezione convinta, immediata e condivisa da tutto o quasi il parlamento".

Ipotesi Cartabia o Brunetta premier fino al 2023

Mario Draghi è il grande favorito per la successione di Mattarella, autocandidatura o meno. Difficile capire però chi avrà in tal caso il compito di sostituirlo mantenendo possibilmente intatta la maggioranza. E' tramontata secondo i beninformati l'ipotesi Daniele Franco: il ministro del Tesoro non si sente tagliato per Palazzo Chigi. Marta Cartabia premier è più realistica come ipotesi: "Sarebbe la prima donna a Palazzo Chigi. Nel frattempo, però, anche Renato Brunetta, in qualità di ministro più anziano, coccola i suoi sogni di premier. Come confidava ancora ieri ad alcuni intimi, sarebbe una soluzione tecnica, prevista dalla Carta. Dovrebbe ricoprire quel ruolo per traghettare il governo per qualche ora o giorno, e poi chissà. Potrebbe essere a sua volta lui una garanzia, essendo di centrodestra, per tenere dentro la Lega", secondo il quotidiano torinese.

"Le vere risposte Draghi le aspetta soprattutto dai due leader che considera i veri driver dei rispettivi campi politici, Enrico Letta e Matteo Salvini - commenta Repubblica - E dal loro incontro, incontro reale, fisico, che il premier attende novità sul percorso da intraprendere. Un faccia a faccia - su cui da palazzo Chigi si eserciterà una certa moral suasion affinché avvenga - che potrebbe tenersi a questo punto dopo l'Epifania, in coincidenza con la riapertura del Parlamento". E poi c'è l'incognita Renzi: "Nell'entourage del premier l'atteggiamento del leader di Italia Viva, per citare Churchill, è un indovinello, avvolto in un mistero all'interno di un enigma".

Le previsioni novembrine di Giorgetti sul "semi presidenzialismo di fatto" restano le più schiette e "preoccupanti" secondo il Manifesto. La prova dell’anomalia del trasloco da palazzo a palazzo, "una specie di sigillo sulla lunga crisi della democrazia parlamentare italiana, sono le contorsioni alle quali si vedono costretti gli studiosi di Costituzione e procedure. Se lo spettacolo di un Draghi che dal Quirinale sceglie e incarica il suo (la sua) erede scegliendolo nel suo ex governo sembra davvero troppo hard, l’unica alternativa è immaginarlo eletto al Colle ma Cincinnato a Città della Pieve che attende che sia il presidente della Repubblica uscente a gestire la crisi. Due papi, in pratica". La strada è in discesa, ma ci sono alcune curve a gomito da percorrere. 

L'autocandidatura di Draghi al Quirinale

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