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Domenica, 28 Novembre 2021
Cambiano gli scenari

Niente Quirinale? Perché l'ipotesi Draghi a Palazzo Chigi fino al 2023 prende corpo

Si può arrivare a fine legislatura anche con un altro premier? Ne dubitano in molti, quindi il voto anticipato sarebbe lo scenario più probabile in casi di salita di Draghi al Colle. Ma a differenza di qualche settimana fa, le elezioni a breve non sembrano più essere un'urgenza per nessuno. Inoltre tre su quattro degli attuali parlamentari sanno già di non venire rieletti

E' il grande favorito nella corsa al Quirinale Mario Draghi, ma nulla è scontato in questa fase. L'obiettivo del Pd, che esce bene dall'ultima tornata elettorale, è giocare da protagonista la partita del Colle. "Noi non cederemo alla tentazione di chiedere il voto anticipato per un presunto interesse di parte", spiegava ieri Enrico Letta, "so bene che qualcuno pensa che sarebbe più conveniente approfittarne ora, ma per noi viene prima l’interesse del Paese. E l’interesse del Paese è avere Draghi a Palazzo Chigi. La legislatura deve continuare sino al 2023 per completare le riforme e il Pnrr".

Prima del voto per il Quirinale c'è lo scoglio della Legge di Bilancio da mettere nero su bianco e approvare in parlamento, quindi il Pd spinge perché si cominci a parlare solo da gennaio del successore di Sergio Mattarella. La strategia dem è delineata da Repubblica: "Nessuno si sogni di indicare l’attuale premier per il Colle. Sarà Draghi a decidere cosa fare, e il Pd agirà di conseguenza. Appoggiando qualunque scelta voglia prendere ma cercando di assicurare la prosecuzione delle Camere. Magari con il varo di un nuovo governo modello Ursula, Fi dentro e la Lega fuori, utile anche a definire il perimetro delle future alleanze". Fantapolitica, almeno per ora.

Mario Draghi si allontana dal Quirinale

E' proprio questo il dubbio del Pd: si può arrivare a fine legislatura, ovvero primavera 2023, anche senza Draghi? "Siccome no è la risposta più diffusa, nel Pd cresce la voglia di Mattarella bis - scrive Giovanna Vitale sul quotidiano romano -  Lo dice chiaro Alessandro Alfieri aprendo in serata la riunione di Base riformista: 'Una legge proporzionale serve all’Italia per garantire che dopo il voto vi siano coalizioni solide e capaci di governare davvero. Mattarella al Quirinale e Draghi a palazzo Chigi sono la migliore assicurazione affinché l’Italia arrivi nelle migliori condizioni al 2023'. L’unica possibile anche per Enrico Borghi, deputato molto vicino a Letta, che ieri a un gruppo di colleghi spiegava: 'Questo Parlamento è pieno di cavalli scossi, come quelli del Palio di Siena. Almeno 350 eletti che sanno di non avere chance di tornare, non rispondono più a nessuno, ma hanno un potere di stroncatura enorme. E se Draghi volesse andare al Colle senza garantire che il governo andrà avanti lo stesso, altro che i 101 di Prodi. Il rischio è che, nel segreto dell’urna, venga impallinato senza pietà'". 

Che il tema Toto-Quirinale sia molto caldo lo dimostra anche il fatto che la Stampa oggi vi dedica un'intera pagina, a firma Ugo Magri, quirinalista tra i più beninformati. Il cappotto delle Comunali cambia le prospettive della corsa al Colle, ma non cambia secondo Magri "l'istinto di auto-conservazione" della classe politica. "Tre su quattro degli attuali parlamentari sanno già di non venire rieletti, un po' per la riforma costituzionale che ne ha tagliato il numero, un altro po' perché dal 2018 la geografia politica è tutta cambiata; dunque si avvarranno del voto segreto per silurare qualunque candidatura presidenziale in odore di elezioni anticipate".

Se Draghi prende il posto di Mattarella, si va verso il voto anticipato

E la candidatura di Draghi è la via più diretta verso il voto anticipato, almeno su questo sono (quasi) tutti d'accordo. Difficile ipotizzare che un'altra figura diversa da Draghi possa tenere insieme questa strana maggioranza. Se fino a prima delle ultime amministrative il centrodestra insisteva (con Giancarlo Giorgetti, con Giorgia Meloni) per tornare quanto prima alle urne e si diceva prontissimo in tal senso a promuovere Mario Draghi sul Colle pur di ottenere in cambio nuove elezioni anticipate, ora in caso di elezioni politiche la vittoria del centrodestra non sembra così scontata, anzi.

Salvini e Meloni, scrive La Stampa, "rifletteranno bene prima di insistere con nuove elezioni, per le quali non sembrano preparati e da dove rischiano di uscire con le ossa rotte; di conseguenza si può scommettere che, d'ora in avanti, andranno piano sulla candidatura di Draghi, evitando di riproporla alla garibaldina per un semplice motivo: Enrico Letta, corroborato dalla smagliante vittoria delle Comunali, d'ora in avanti giocherà all'attacco. Se venisse sfidato sulle urne potrebbe forzare la sua proverbiale prudenza e tentare il colpaccio puntando a sua volta su Draghi, in modo da accelerare il ritorno alle urne e intestarsi, con un colpo da biliardo, tanto la presidenza della Repubblica e quanto guida del prossimo governo". Insomma, la scelta del successore di Mattarella dipenderà direttamente da come e quando i partiti vorranno tenere le elezioni politiche, a regolare scadenza nella primavera 2023 oppure con un anno di anticipo.

"Se vincerà la voglia di bruciare i tempi, un trasloco di Draghi al vertice delle istituzioni sarà nell'ordine delle cose plausibili (e sempre che la base parlamentare sia consenziente, circostanza di cui un grande esperto come il centrista Osvaldo Napoli dubita assai)".

Ma i dubbi sono in aumento. "Centrodestra in ordine sparso - conferma il Sole 24 Ore - Il vertice dei tre leader non è stato ancora calendarizzato ma non è escluso che potrebbe tenersi tra oggi e domani". Certo è che  "la concorrenza tra Salvini e Meloni ha di fatto indebolito la coalizione" 

Il voto delle comunali di fatto sembra aver saldato ancor di più la posizione di Draghi a Palazzo Chigi, anche per un dettaglio non da poco: se si vogliono incassare i miliardi dell'Europa, bisognerà fare una quantità di riforme ancora appena abbozzate, ovvero una valanga di decreti attuativi. Il piano di Salvini per "spingere" Draghi al Quirinale, che sembrava avere un senso solo due settimane fa, ora appare un azzardo. Un voto anticipato con un centrodestra così in difficoltà e senza una leadership chiara è l'ultimo degli obiettivi di Lega e Fratelli d'Italia in questa fase. Ergo, il premier resta dov'è. Almeno per ora. Chi entra papa in conclave, esce cardinale, recita il proverbio. Draghi nel conclave per il Quirinale potrebbe non entrarci nemmeno.

Al Corriere della Sera, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, a proposito del clima politico generale piuttosto acceso, dice: "Non è un momento facile per il Paese. Eppure ho visto una campagna elettorale piena di veleni. Sembra la tempesta perfetta". "In questo momento è cruciale il ruolo del premier Draghi. È persona pragmatica e di grande equilibrio - continua Zaia - Ha sicuramente il diritto di portare avanti il suo progetto di governo ma, senza venire meno a questo, deve anche lavorare ad una pacificazione perché il Paese ha bisogno di serenità e di pace, condizioni imprescindibili su cui costruire una prospettiva".

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