Mercoledì, 22 Settembre 2021
Grandi opere

Il Tribunale dei Popoli condanna la Tav: "Valsusa come il Tibet"

Il Tribunale permanente dei popoli, "tribunale d’opinione" della Fondazione internazionale Lelio Basso per il diritto e la liberazione dei popoli, ha emesso la sua sentenza: "Grande opera anti-democratica"

ALMESE (TORINO) - La realizzazione della Torino-Lione lede i diritti fondamentali delle popolazioni locali a cominciare da quello all'informazione e da quello alla partecipazione, e i governi devono avviare una fase di consultazione reale con le comunità. In questi termini si è espresso ieri pomeriggio il Tribunale permanente dei Popoli (Tpp) che ad Almese, in Valsusa, ha letto la sua sentenza sulla Tav dopo una sessione finale concretizzatasi in tre giorni di dibattito pubblico. "Una decisione che accoglie ampiamente la nostra prosepettazione e che va persino al di là delle nostre aspettative", commenta ad Askanews il magistrato Livio Pepino che in questo "processo", ha sostenuto l'accusa con la sua requisitoria svolta ieri.

IL TRIBUNALE - Sembra un gioco. Ma il Tribunale dei popoli è un pezzo di storia nato nel 1979 per volontà del senatore Lelio Basso e, anche se le sue sentenze non hanno alcun valore giuridico, nel corso degli anni sono state dei punti fermi per l'analisi dei maggiori "conflitti": la Valsusa è quindi - per gli osservatori internazionali e i membri della "giuria" - come il Tibet, l'America latina ai tempi dei dittatori, l'India del disastro di Bhopal. 

LA SENTENZA - In sintesi la sentenza si compone di due sezioni fondamentali, una dichiarativa e una di raccomandazioni. Secondo i giudici del tribunale dei popoli "in Valsusa ci sono state violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini e delle comunità" per quanto riguarda l'informazione e la partecipazione. A ciò si aggiunge che "questa è una caratteristica riscontrabile anche nelle altre grandi opere (di cui si è parlato nel corso del dibattito di questi giorni,ndr, dal Mose alle trivellazioni nell'Adriatico, ndr) e ciò delinea un modello che determina rischi "per la stessa democrazia all'interno dell'Europa".

"DECISIONI AUTORITARIE" - I giudici del Tpp hanno poi criticato decisioni prese in "modo autoritario", interventi legislativi "tesi a escludere la partecipazione" e l'istituzione di aree di "interesse strategico nazionale con una conseguente militarizzazione del territorio". A riprova di ciò i giudici ricordano nella sentenza che nel corso del loro sopralluogo di mercoledì pomeriggio al cantiere di Chiomonte loro stessi siano stati trattati come "potenziali delinquenti". Quanto alle raccomandazioni, ci si rivolge agli stati italiano e francese e alla Commissione Europea per "aprire una fase di consultazione reale con le popolazioni", sospendendo i lavori durante queste consultazioni e "fino a quando non sia stata accertata l'effettiva utilità dell'opera".

"BASTA CHIAMARLI TERRORISTI" - Credo che sia ingenuo immaginare dopo questa sentenza cambi di passo nell'immediato - commenta Pepino - ma credo che questo sia un fatto importante che si inserisce in un percorso in grado di aprire gli occhi all'opinione pubblica smentendo la lettura piu frequente, nella migliore delle ipotesi, secondo cui gli oppositori alla Tav sono luddisti e nemici del progresso, e nella peggiore addirittura dei terroristi. La sentenza dice inoltre - prosegue Pepino - che queste opere creano lesioni fondamentali nel meccanismo di funzionamento della democrazia". "Nel tempo - conclude Pepino - è auspicabile che questi concetti possano influire sia sui decisori che sull' opiniome pubblilca mettendola in grado di fare adeguate pressioni sulle istituzioni".

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