Sabato, 18 Settembre 2021
Politica

"Viaggi personali pagati dai contribuenti", l'eurotruffa dei parlamentari a Bruxelles

Nell'europarlamento c'è chi assume la mamma come assistente parlamentare, chi copia le ricerche da Wikipedia e ne chiede il rimborso all'assemblea e chi ingaggia imprenditori o consiglieri comunali. Tutto a spese dei contribuenti: coinvolti Fi, Pd e M5s

 Tra i deputati europei che sono sotto inchiesta da parte delle istituzioni europee per presunti abusi dei soldi di Bruxelles figurano anche degli italiani. “C’è chi assume la mamma come assistente parlamentare, chi copia le ricerche da Wikipedia e poi ne chiede il rimborso all’assemblea e chi ingaggia imprenditori o consiglieri comunali con l’improbabile compito di seguire la propria attività di deputato europeo. Il tutto in violazione delle regole di Strasburgo”, si legge oggi in un’inchiesta pubblicata da Repubblica, sui grandi partiti europei accusati di frode ai danni delle casse del Parlamento di Strasburgo.

“A differenza dei grandi movimenti euroscettici stranieri, gli europarlamentari italiani non organizzano frodi di massa, messe in piedi a livello di partito ai danni delle casse dell’Unione”, si legge sul quotidiano, che avverte tuttavia di non cedere alla tentazione di generalizzare. Si tratta piuttosto di “casi singoli, senza rilievi penali ma mai emersi di fronte all’opinione pubblica”.

Tra gli italiani coinvolti, sottolinea Repubblica, figura “Lara Comi, parlamentare di Forza Italia e attualmente vicecapogruppo del Partito popolare europeo”. L’amministrazione dell’assemblea, poi, “sta procedendo alle verifiche” su due deputate cinquestelle, Daniela Aiuto e Laura Agea, mentre – insiste il quotidiano – “si possono ricostruire anche altri casi di chi nel passato non ha saputo spiegare le sue attività. Come Massimiliano Bastoni, assistente parlamentare del leghista Mario Borghezio nella legislatura europea 2009-2014”.

“È andata bene a Riccardo Nencini, attuale viceministro dei Trasporti. Il leader del Psi è stato europarlamentare dal 1994 al 1999, ma nel 2010 al termine di un’indagine interna e dell’Olaf l’amministrazione gli ha chiesto di rimborsare 455mila euro legati a viaggi non regolari e ai contratti degli assistenti”, ricorda Repubblica. “Nencini dopo un lungo iter giudiziario presso la Corte di giustizia nel 2014 ha evitato il pagamento della somma grazie alla prescrizione”.

Infine, “anche Antonio Panzeri ha fatto ricorso presso la Corte di fronte ad una richiesta di rimborso”. L’eurodeputato eletto nel Pd e da pochi giorni passato a Mdp dovrebbe restituire 83mila euro per viaggi giudicati non idonei al rimborso e alcuni finanziamenti del Parlamento alla sua associazione, Milano Più Europa, legati alla precedente legislatura.

Al centro delle inchieste per abusi dei fondi dell’europarlamento sono i partiti euroscettici europei, il Front National di Marine Le Pen, l’ Ukip di Nigel Farage e il partito Diritto e giustizia del polacco Jaroslaw Kaczynsk.

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