Domenica, 28 Febbraio 2021
Riposizionamenti

Vincenzo Sofo e Gianluca Vinci: chi sono i due leghisti che lasciano Salvini per Meloni

Da Buxelles a Roma, cambiano gli scenari ma la sostanza è la medesima: cambi di casacca dopo l'inizio dell'era Draghi. Chi sono i due giovani politici che hanno deciso di abbandonare il Carroccio (ma l'ex ministro dell'Interno non sembra preoccupato)

Sofo con la compagna Le Pen. Foto EuropaToday

Naturali cambi di casacca, fisiologici, oppure i primi segnali di un trend in atto negli equilibri del centrodestra italiano? Staremo a vedere. Intanto due (ex) leghisti doc lasciano il Carroccio per approdare alla corte di Giorgia Meloni. Le vicende di Vincenzo Sofo e Gianluca Vinci sono differenti, ma con elementi in comune decisivi, soprattutto per quel che riguarda la tempistica.

Vincenzo Sofo, addio alla Lega: passa con Meloni al parlamento europeo

Vincenzo Sofo, che siede tra i banchi di Strasburgo per la Lega, ha scelto di passare al gruppo della Meloni. "La fiducia al governo Draghi per la Lega rappresenta una svolta netta rispetto al progetto politico al quale ho lavorato da quando Salvini è divenuto segretario federale - spiega il giovane calabrese (classe 1986) alla sua prima esperienza da europarlamentare -. Sono entrato in questo movimento nel 2009 perché era l'unica alternativa a una deriva centrista del centrodestra che lasciava orfani milioni di italiani in cerca di qualcuno che ne difendesse le istanze identitarie e sociali".

Sofo ha annunciato il suo addio non solo al Carroccio, ma anche al gruppo europeo Identità e democrazia. Per lui, considerato a lungo una sorta di ideologo del nuovo corso leghista targato Matteo Salvini, si aprono le porte dell'Ecr, il partito europeo dei conservatori e riformisti, guidato da Giorgia Meloni, come racconta EuropaToday. "Fui tra i primissimi e più entusiasti sostenitori della svolta nazionale impressa al Carroccio da Salvini - dice Sofo - per costruire una forza politica in grado di dare battaglia a Bruxelles per impedire il suicidio dell'Europa e del nostro paese a colpi di folli direttive Ue. Oltre che essere tra i più convinti promotori di un'alleanza con Fratelli d'Italia come alternativa al monopolio politico del centrismo". 

"Ecco perché - prosegue - pur comprendendo il momento emergenziale, per coerenza con le mie convinzioni non posso condividere il percorso intrapreso entrando nella grande alleanza a sostegno del neonato governo Draghi, il quale temo che provvederà passo dopo passo a un reset di tutto ciò per il quale ci siamo battuti. Con questa decisione la missione della Lega cambia e mira a raccogliere l'eredità del Pdl più che a costruire un grande movimento patriottico, identitario, conservatore e sociale. Scelta legittima e probabilmente affine alla sua natura originaria ma in contrasto con le ragioni per le quali personalmente aderii a questo movimento e ai fondamenti che hanno sempre caratterizzato la mia attività politica". Sofo è legato sentimentalmente a Marion Maréchal Le Pen, nipote di Marine, ed ex astro nascente del Front national. Dopo la svolta 'governista' della zia Marine, Marion Maréchal ha prima attaccato e poi abbandonato il nuovo soggetto politico, l'Rn. E in Francia pare che stia scaldando i motori per tornare sulla scena politica all'interno di un nuovo movimento prettamente di destra.

Gianluca Vinci vota no alla fiducia a Draghi e annuncia il passaggio al gruppo di FdI

Da Buxelles a Roma, cambiano gli scenari ma la sostanza è la medesima. Ieri il deputato della Lega Gianluca Vinci ha votato no alla fiducia a Draghi per poi annunciare il suo passaggio al gruppo di FdI.

"Ho deciso di votare no a questo governo e non far parte di una maggioranza variopinta dove tutti odiano tutti ma si sta uniti, si danno nuove cariche e si cambiano i programmi della legislatura senza mai andare al voto" scrive il deputato leghista, Gianluca Vinci, in un post su Facebook, spiegando così il suo voto contro il governo Draghi, annunciando di essere passato con Fratelli d’Italia. "Il mio no non è stato una scelta, ma un atto dovuto, rispettoso del mandato ricevuto dagli elettori che alle elezioni hanno votato per avere un’alternativa alla Sinistra. Ritengo fondamentale che gli elettori di centrodestra non siano traditi e che abbiano una rappresentanza in Parlamento che porti avanti i loro valori e le loro idee".

"Per questi motivi questa inversione di rotta, non passata dalle urne, non può trovare il mio sostegno", aggiunge Vinci. "Difficile fermare il sempre crescente sentimento di antipolitica quando ci si allea con i propri avversari di sempre, con una idea di immigrazione, di famiglia, di proprietà privata, di tassazione, di legalizzazione di droghe leggere, ecc ecc sempre totalmente opposta alla nostra. Ringrazio di cuore Giorgia Meloni e tutta Fratelli d’Italia per essere stati coerenti ed avermi accettato nella loro grande famiglia che da oggi è anche la mia".

Gianluca Vinci, laureato in giurisprudenza, avvocato, era un leghista doc, sembrava avere il Carroccio nel sangue. Nel 2009 era stato eletto per la prima volta consigliere comunale di Reggio nell'Emilia con la Lega Nord, eletto Vicepresidente del Consiglio comunale, successivamente è stato candidato sindaco nel 2014 e ricandidato capolista nel 2019 e da settembre 2019 Presidente della Commissione Controllo e Garanzia del Comune di Reggio Emilia. Dal 2011 al 2013 ha ricoperto la carica di coordinatore provinciale del movimento giovanile, dal 2013 al 2015 quella di segretario provinciale, anno nel quale è stato eletto segretario della Lega in Emilia sino al 21 dicembre 2019, data di scioglimento dell’associazione. Dopo le elezioni politiche del 2018 l'approdo in parlamento.

Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fdi, dà il benvenuto a Vinci. Non sembra particolarmente preoccupato però Matteo Salvini. Anzi: "Nelle prossime ore, e non solo dai 5 Stelle - assicura il segretario leghista - ci saranno diverse persone che cominceranno il loro cammino con la Lega, sia alla Camera che al Senato. Oggi al Senato Lega e Forza Italia, quindi il centrodestra, sono forza di maggioranza rispetto al Pd e 5 Stelle".

Riposizionamenti: è iniziata l'era Draghi.

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