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Sabato, 18 Maggio 2024
Politica

La battaglia di Grasso e Boldrini: "Via i vitalizi ai politici condannati"

I presidenti di Camera e Senato rivendicano il diritto di bloccare il vitalizio a deputati e senatori condannati. Pietro Grasso: "Le Camere hanno tutto il diritto di revocare gli assegni"

ROMA - Si può fare. Si deve fare. I presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, spingono per una decisione in tempi rapidi del Parlamento per togliere i vitalizi agli ex deputati e senatori condannati. Anche senza una legge ad hoc.

Boldrini trova "inaccettabile che si continui ad erogare i vitalizi a chi si è macchiato di reati gravi". Grasso ha discusso a distanza con l'ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli, il cui parere negativo rischiava di rendere più tortuosa la strada intrapresa. Il parere di Mirabelli era stato recapitato già nei giorni scorsi agli uffici di Montecitorio e Palazzo Madama: il costituzionalista argomentava che togliere la pensione a un condannato equivale a infiggergli una sorta di pena accessoria, e le pene accessorie possono essere stabilite solo per legge. Mirabelli sosteneva anche che è molto dubbio che si possa toccare in modo retroattivo un trattamento previdenziale acquisito.

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha risposto con un ampio documento presentato ai questori di Camera e Senato. Secondo la seconda carica dello Stato sostenere che le Camere non possono intervenire sui vitalizi è "paradossale". La materia rientra nella sfera dell'autonomia di Camera e Senato, dunque non è vero che serve una legge. Grasso ha ricordato che la questione dei vitalizi è legata strettamente alla legge Severino, che ha stabilito i casi di incandidabilità e ineleggibilità per chi si è macchiato di reati particolarmente gravi (mafia, corruzione, peculato). Per cui, è il ragionamento del presidente del Senato, "se vengono meno i requisiti per l'appartenenza alle Camere cade il diritto all'indennità e cade il diritto al vitalizio".

"La mia posizione sui vitalizi agli ex parlamentari è chiara e nota da tempo: ritengo personalmente inaccettabile che si continui ad erogarli a chi si è macchiato di reati gravi come mafia e corruzione", dichiara in una nota la presidente della Camera, Laura Boldrini. "La decisione spetta ora - aggiunge - all'Ufficio di presidenza della Camera e al Consiglio di Presidenza del Senato, che sono certa arriveranno quanto prima a deliberare su una materia così delicata, sulla quale c'è anche molta attesa da parte dell'opinione pubblica".

CORRUZIONE, AUMENTO DELLA PENA - E proprio nel mezzo del dibattito, il governo ha approvato in commissione Giustizia al Senato - dove è in corso l'esame del ddl anticorruzione - un emendamento che prevede l'aumento della pena fino a dieci anni per corruzione. La pena per i casi di corruzione "propria" passa da 4-8 anni a 6-10 nel massimo. Matteo Renzi ha salutato la decisione con un tweet: "Prima l'Autorità affidata a Cantone. Poi i commissariamenti col decreto Madia. Adesso aumentiamo le pene per i corrotti #lavoltabuona". Proteste, invece, da Forza Italia. Tanto che la seduta della commissione, tra le polemiche, è stata rinviata a martedì prossimo. Il presidente, Francesco Nitto Palma (Fi), ha avvertito che si rischia "l'irrazionalità dell'intero sistema sanzionatorio dei reati contenuti nel disegno di legge": se il testo del governo dovesse passare così come in commissione Giustizia, la pena per la corruzione diventerebbe, ad esempio, "più rilevante rispetto a quella per la corruzione in atti giudiziari". Nitto Palma ha chiamato in causa il premier: "Pur nell'entusiasmo propagandistico, credo che il presidente del Consiglio Renzi debba mettersi d'accordo sia con la sua maggioranza che con il diritto. Con la sua maggioranza, perché oggi in Commissione Giustizia il Ncd, compreso il relatore, e autorevoli esponenti del Pd, hanno riconosciuto come lo spot in atto crei un sistema sanzionatorio irrazionale. Con il diritto, perché credo che non abbia capito che gli ordinamenti giuridici sono dei sistemi complessi e che ogni intervento, spesso, richiede consequenziali modifiche, assolutamente inesistenti nel caso di specie". 

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