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Sabato, 2 Marzo 2024

Fabrizio Gatti

Direttore editoriale per gli approfondimenti

Il nuovo governo dovrà ascoltare anche l'Italia che non ha votato

L'astensione record di queste elezioni politiche dimostra l'assurdità di quello che è accaduto: una crisi mentre il governo di Mario Draghi stava ottenendo successi in economia e nell'approvvigionamento di energia; una campagna elettorale basata su programmi affrettati e sul discredito degli avversari; una legge elettorale che ha tolto agli elettori il potere di scegliere i parlamentari, assegnando loro soltanto la ratifica di nomi sconosciuti scelti dalle segreterie dei partiti. E una distanza abissale, anche nell'età di gran parte dei candidati, dalle risposte che i giovani si attendevano.

Il nuovo Parlamento e, quindi, il nuovo governo nascono senza l'apporto di quasi la metà degli aventi diritto al voto, con i record negativi di molte regioni, come la Campania. In questa altissima percentuale di astensione, vanno contati i cinque milioni di elettori, tra i quali studenti universitari, insegnanti, medici, privati del diritto di voto fuori sede. Ma anche quella che non ha votato, per protesta o perché le è stato impedito, è un'Italia che pensa, che fatica, che sogna. E di questo il nuovo premier, chiunque sarà, dovrà tenerne conto.

Ci auguriamo che dal risultato nasca al più presto un governo che in nome della vittoria non offenda l'opposizione. E rispetti la maggioranza silenziosa che non ha votato. Ma che rappresenta, appunto, la maggioranza relativa del Paese.

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