Mercoledì, 16 Giugno 2021
La doccia fredda nell'incontro informale

Il Governo affossa la legge sul voto ai fuori sede perché si rischia di "mandare a monte le elezioni Comunali"

Non sono stati usati mezzi termini in una riunione informale tra i membri della Commissione Affari Costituzionali e i rappresentanti del Ministero dell'Interno, tra cui il sottosegretario Ivan Scalfarotto

Legge voto fuori sede elezioni - foto Ansa

Almeno 2 milioni di italiani vedrebbero garantito il loro diritto costituzionale di voto se si trovasse una soluzione per il voto fuori sede. Una settimana fa sembrava fatta per un testo base in Commissione Affari Costituzionali, ma adesso è arrivata una doccia fredda: lo stop totale da parte del Viminale alla proposta di legge sul voto fuori sede. Per il Ministero non ci sono le premesse per arrivare a questo traguardo di democraticità per le prossime elezioni amministrative e regionali del prossimo autunno, che coinvolgono oltre 1.300 comuni e la Regione Calabria.

E’ quanto emerso in una riunione informale tra i membri della Commissione Affari e i rappresentanti del Ministero dell'Interno, guidati dal sottosegretario Ivan Scalfarotto, che hanno spiegato come il Viminale avrebbe dei problemi tecnici "insormontabili" per poter attuare questa legge, anche se fosse approvata dal Parlamento. Non solo perché lo stesso Scalfarotto avrebbe detto che, se il Parlamento avesse tentato di forzare la mano al ministero approvando la legge, avrebbe rischiato "di mandare a monte le elezioni". Dunque il Governo affossa la legge per il voto ai fuori sede perché altrimenti ci sarebbero troppi problemi organizzativi in vista della prossima tornata elettorale. 

Ivan Scalfarotto - foto Ansa-2

Voto fuori sede, quali sono i problemi per il Viminale

Ma quali sono i problemi insormontabili a cui farebbe riferimento Scalfarotto?

  • Uno dei principali problemi riguarda il fatto che le schede elettorali dovrebbero “viaggiare” dal comune di appartenenza a quello in cui ci si trova per ragioni di studio. Inoltre, fino a che le schede non tornano indietro, non si può cominciare lo spoglio e questo potrebbe ritardare i tempi dei risultati elettorale. Insomma, a quanto riferiscono fonti parlamentari, il rischio sarebbe quello di inserire un granello di sabbia che potrebbe far andare in tilt gli ingranaggi della macchina elettorale. Si fa già per gli italiani all’estero, è vero, ma così la mole di schede in movimento sarebbe enorme e rischierebbe di andare fuori controllo.
  • Inoltre ci sarebbe il rischio di minare la segretezza del voto in quei comuni, magari molto piccoli, in cui ci siano pochi, dunque riconoscibili, elettori fuori sede.
  • Terzo punto: rischi su possibili ritardi nello spoglio delle schede.

La legge per il voto ai fuori sede: così circa 2 milioni di italiani alle urne per le "elezioni anti Covid"

Questioni che mettono fuori gioco il disegno di legge promosso dagli studenti e dai ricercatori calabresi del Collettivo Beppe Valarioti e scritto dai costituzionalisti Salvatore Curreri e Roberto Bin, e che vede come primo firmatario Giuseppe Brescia, che ha commentato: "Penso che non dobbiamo desistere e che tutti i gruppi debbano prendere posizione davanti a un problema reale sentito da centinaia di migliaia di cittadini. Sono convinto che per le prossime politiche saranno pronte soluzioni adeguate da parte dell'amministrazione dell'Interno. Sarebbe imperdonabile non aver trovato una soluzione e non garantire il diritto di voto".

C’è infatti uno spiraglio per le future elezioni politiche, europee e per i referendum. Ecco perché potrebbe prendere quota la proposta di Italia Viva, che vede in prima linea il Vice capogruppo Marco Di Maio, che non vuole rinunciare: “Se ci sono difficoltà tecniche per renderlo possibile alle elezioni amministrative e regionali, preservando le garanzie di riconoscibilità, segretezza e unicità del voto, questi problemi possono trovare una soluzione positiva quando entriamo nel campo delle modalità di voto per elezioni politiche, europee e referendum. Dunque ci auguriamo che, a partire dalle proposte in essere, si possano trovare soluzioni per perseguire questo obiettivo. Siamo certi che il Viminale abbia presente questa sensibilità e faremo la nostra parte per giungere all'obiettivo del voto fuori sede e sicuro”.

Voto fuori sede, dura presa di posizione dei promotori della legge

Alla riunione di ieri erano presenti per il ministero dell'Interno Scalfarotto e tre funzionari, e per la Commissione il presidente Giuseppe Brescia (M5s), relatore al ddl, Marianna Madia (Pd), Federico Fornaro (Leu), Riccardo Magi (+Europa) e Igor Iezzi (Lega) e Marco Di Maio (Iv). Non c’erano i ragazzi del collettivo studentesco, che, con una nota stampa, contestano fortemente la scelta del Ministero, rivolgendosi direttamente alla Ministra Lamorgese: “Sul voto ai fuori sede, il Governo non può ignorare la voce del Parlamento e dei cittadini. Quel che suona incomprensibile è come gli “ostacoli insormontabili” siano stati da tempo superati nella maggior parte degli altri Paesi europei, nei quali i cittadini fuori sede possono votare per posta, in un seggio presso il proprio domicilio o anche per delega. Le proposte di legge in discussione presso la Commissione Affari Costituzionali già contenevano diverse soluzioni. Ad oggi se un cittadino di Palermo studia a Parigi, può votare per corrispondenza, mentre, se studia a Milano, non ha lo stesso diritto. La campagna Voto sano da lontano è nata sei mesi fa per destare l’attenzione sul pericolo che il quadro pandemico così incerto rappresenterà per l’esercizio sostanziale del suffragio, costringendo nei fatti i fuorisede a scegliere tra il diritto costituzionale al voto e quello, fondamentale, alla salute. Tale preclusione da parte del Viminale svantaggia le categorie meno tutelate in Italia, tra cui giovani studenti e lavoratori la cui vita è scandita dalla mobilità, i quali vedranno la possibilità di esprimere il proprio voto fortemente compromessa, anche a causa dei costi proibitivi dei viaggi. Per tutti questi motivi, la Rete ha chiesto a tutte le forze parlamentari di agire subito, aspettandosi dal Parlamento una strenua difesa del diritto di ogni cittadina e cittadino di partecipare alla vita pubblica. La burocrazia non deve avere la precedenza sui diritti fondamentali dei cittadini”.

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