Lunedì, 21 Giugno 2021
Il voto degli attivisti

I 5 stelle si spaccano sul governo Draghi: su Rousseau vincono i sì, ma sono meno del 37% degli aventi diritto

Pentastellati divisi sul sì all'esecutivo: Di Battista guida la fronda del no ma tutti gli esponenti governativi (da Conte a Azzolina) hanno manifestato il proprio appoggio alla linea Crimi che spiega: "Voto vincolante"

Il risultato del voto dei 5 stelle sul governo Draghi

Alle 19:00 la fondazione Rousseau ha comunicato l'esito del voto online sull'adesione del Movimento 5 stelle al nascente governo guidato dall'ex governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Il voto degli attivisti M5s iscritti alla piattaforma Rousseau si è concluso alle 18:00. In otto ore sono stati espressi 9mila voti l'ora: vince il Sì con 44mila voti, ovvero il 59% su 74mila voti espressi su 119mila aventi diritto.

Un voto che lascia tuttavia l'immagine di un movimento spaccato: a favore del governo si è infatti espresso il 36.95% degli aventi diritto al voto tra gli attivisti pentastellati.

SÌ: 44.177  (59.3%)

NO: 30.360 (40.7%)

Hanno espresso la propria preferenza 74.537 iscritti su una base di 119.544 iscritti aventi diritto di voto.

"Il lavoro più difficile ora sarà esprimere questo mandato che ci hanno dato gli iscritti - ha spiegato il capo politico del Movimento Vito Crimi - Siamo pronti a metterci al lavoro e a disposizione del presidente incaricato". 

Tuttavia dal voto dei 5 stelle emerge un movimento diviso. Percentuali lontane da quelle del Conte II, quando la maggioranza col Pd fu approvata dal 79,3% dei votanti (pari a 63.146 voti), con 16.488 contrari (pari al 20,7%). E lontane anche dal plebiscito con cui fu approvato il Conte I con la Lega: in quell'occasione dissero sì il 94% dei votanti, che però in termini assoluti furono solo 42.274, rispetto ai soli 2.522 iscritti che dissero no.

Di Battista lascia il Movimento 5 stelle

Mai in così tanti dunque hanno espresso la loro contrarietà all'ingresso del M5s in una maggioranza, ma in ogni caso "la democrazia nel Movimento passa da un voto degli iscritti e il voto degli iscritti è vincolante. Questo è un patto che è stato sottoscritto da tutti coloro che si sono candidati con il M5S", ha ricordato immediatamente il capo politico reggente del M5S, Vito Crimi. Messaggio cristallino ai dissidenti, che fuori dal Parlamento fanno riferimento ad Alessandro Di Battista, che a votazioni in corso ancora ha provato a influenzare l'esito attaccando frontalmente l'ormai alleato Silvio Berlusconi e che a risultato certificato dice addio al M5s: "È stata una bellissima storia d'amore", ma il sì al governo Draghi "la mia coscienza non riesce a digerirlo".

Per ora si dice pronto a seguirlo il deputato Pino Cabras, che conferma il no alla fiducia ritenendo "non vincolante" il voto su Rousseau.

Governo Draghi, ultime notizie

Via libera anche della direzione del Pd alla relazione del segretario Nicola Zingaretti che accogliendo l'appello del Capo dello Stato Sergio Mattarella ha espresso l'appoggio del partito al premier incaricato Mario Draghi. 

Non c'è più alcun ostacolo alla nascita del nuovo governo. Il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi si trova alla Camera dopo aver trascorso la giornata nel suo ufficio in Bankitalia. Nella giornata di domani è possibile che salga al Quirinale per  sciogliere la riserva consegnando al Capo dello Stato la lista dei ministri del nuovo governo.  Al momento l'unica certezza pare quella che ci sarà un perfetto equilibrio di genere. Per il resto occorrerà aspettare. I nomi più pesanti saranno nella "quota Draghi", scelti direttamente dall'ex presidente della Bce. Tra i nomi che circolano, Daniele Franco, direttore generale della Banca d`Italia, sarebbe in pole position per l'Economia; Marta Cartabia, ex presidente della Consulta, dovrebbe andare alla Giustizia; Paola Severino potrebbe essere destinata alla Pubblica Amministrazione (la cui riforma è una delle priorità indicate dal premier incaricato); Franco Locatelli potrebbe essere il nome tecnico per la Sanità; Elisabetta Belloni è la prima candidata per la Farnesina (con l'alternativa di Marta Dassù) mentre Enrico Giovannini potrebbe andare al Ministero della Transizione economica, ambito dai Cinque stelle. Ai partiti, dunque, potrebbe restare poco, e comunque in dicasteri di secondo piano. Un po' quello che ha ammesso oggi Nicola Zingaretti, avvertendo che nella composizione del gabinetto potrebbero esserci "condizioni inedite". Il possibile giuramento nel weekend. 

Governo Draghi, il voto su Rousseau

Alle 13:00 - appena 3 ore dopo l'inizio del sondaggio online - erano 40.000 i voti al quesito per dire sì o no all'ingresso del Movimento 5 Stelle nel governo che il premier incaricato Mario Draghi sta formando.

voto rousseau-3

Per ingannare l'attesa Beppe Grillo ricorre all'ironia e in un post su Twitter posta un fotomontaggio con l'ex numero uno della Bce sul cornicione del Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affacciato a una finestra che sembra intento a rassicurarlo, sotto la scritta "Aspettando #Rousseau".

Di Battista: "Curriculum Berlusconi ci impone di dire no"

Per tutta la giornata si sono ricorsi i via libera al nuovo esecutivo con le intenzioni dichiarate pubblicamente dal premier dimissionario Giuseppe Conte, ma anche da Luigi Di Maio, Roberto Fico e Lucia Azzolina. 

Tuttavia il 5 stelle si trova diviso al proprio interno. Se come dimostra il risultato del voto c'è una vera e propria spaccatura all'interno del Movimento. 

A guidare il fronte del no è Alessandro Di Battista che ha lanciato un nuovo affondo contro l'inciucio cui andrebbe incontro il Movimento: "Da Dell’Utri a Bontate: il curriculum di Berlusconi ci impone di dire No al nuovo governo", tuona l'ex deputato 5 Stelle che in un lunghissimo intervento ripercorre le tappe di diverse questioni giudiziarie che hanno visto coinvolto il Cavaliere ma anche Marcello Dell'Utri. "Viviamo in una crisi. Crisi pandemica, economica. Anche una crisi etica. Il miglior vaccino per la crisi etica è la memoria - scrive dunque Di Battista tirando le somme del suo ragionamento - Le imprese chiudono e molti imprenditori si affidano all’usura, ovvero ad una delle armi in mano alle cosche. Quelle cosche, queste cosche".

"Non è accettabile dividere questioni economiche da questioni morali. Perché nella nostra Italia vi sono stati esempi virtuosi. Imprenditori che non hanno chiuso solo per scelte politiche sbagliate o per la sistematica distruzione della classe media della quale, molti neo-salvatori, sono stati artefici. No. Hanno chiuso perché sono stati assassinati per essersi opposti al pizzo. E l’hanno fatto mentre un imprenditore che oggi viene ricevuto con tutti gli onori nelle stanze del potere romano non ha fatto altro che pagare, pagare e ancora pagare. Ed oggi rischia di tornare al governo del Paese", conclude con un'ultima stoccata.

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