Lunedì, 12 Aprile 2021

Fase 2, Zaia accelera: sì a passeggiate e seconde case. "Bisogna aprire, il governo sta sbagliando"

Il governatore del Veneto ha firmato una nuova ordinanza in risposta all'ultimo Dpcm del premier Conte. "Nessuna volontà di contrapposizione - dice - ma se il governo c'è batta un colpo. Non possiamo diventare un laboratorio o delle cavie, dobbiamo anche vivere". Perché secondo Zaia il governo ha un approccio sbagliato

Il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, con la mascherina in una foto rilasciata dall'Ufficio stampa della Regione, 20 marzo 2020. ANSA/UFFICIO STAMPA REGIONE VENETO

"Nessuna volontà di contrapposizione, ma se il governo c'è batta un colpo, perché il provvedimento che ha presentato non funziona. E l'approccio è sbagliato, dobbiamo rovesciarlo: si deve mettere in sicurezza il cittadino, con i dispositivi di protezione, e poi aprire tutto quello che è possibile". Parole e musica di Luca Zaia, governatore del Veneto che accelera sulle riaperture e supera l'ultimo Dpcm firmato da Conte (e non è la prima volta) con una nuova ordinanza firmata oggi. 

Bisogna ripartire e farlo in fretta, seppur con prudenza: questa la posizione di Zaia. Nel dettaglio, il primo punto della nuova ordinanza regionale riguarda gli spostamenti: in Veneto, da lunedì pomeriggio alle 18, tutti i cittadini potranno uscire di casa individualmente per passeggiate e attività fisica all'aperto, o per andare in bicicletta, nel territorio del proprio comune. Rimangono gli obblighi di evitare assembramenti e del distanziamento sociale di almeno un metro. Non solo, perché da martedì 28 aprile i residenti in Regione potranno raggiungere la seconda casa o la propria imbarcazione, anche in un altro comune rispetto alla residenza (ma sempre all'interno del territorio regionale), per attività di manutenzione. E' consentita inoltre l'attività di vendita di cibo take away da parte di un esercente con il proprio mezzo su strada. Restano sempre e comunque gli obblighi di indossare la mascherina e i guanti e mantenere il distanziamento sociale.

Nell'annunciare la nuova ordinanza, Zaia ha ammesso di non voler polemizzare con il governo, ma la sua posizione è netta: "Bisogna aprire. Siamo in un momento storico in cui si parla di test, test rapidi, sierologici, terapie e cure che non avevamo solo due mesi fa. Si poteva e si doveva fare uno sforzo in più. Non ce l'ho con il comitato scientifico, non dico che non abbia ragione. Sappiamo come si fanno le cose alla perfezione, ma poi ci sono esperienze che aiutano a trovare una situazione di equilibrio - ha detto il presidente del Veneto in riferimento al nuovo Dpcm del governo -. Non possiamo diventare un laboratorio o delle cavie, dobbiamo anche vivere. Sarebbe come dire chiudiamo le strade perché ci sono gli incidenti. Lo scienziato dirà la sua, che bisogna chiudere tutto, che bisogna andare in giro con gli scafandri, ma alla fine spetta a noi trovare una condizione di equilibrio, non politica ma di sostenibilità. Che il problema nazionale sia la firma sul cibo d'asporto di Zaia vuol dire che chi ha questo problema non ha niente a cui pensare. Penso che i problemi nazionali siano aprire le aziende, aprire le attività, dar modo agli artigiani di lavorare, dare una risposta alle famiglie, non preoccuparsi del cartone di pizza".

Perché secondo Zaia il governo ha un approccio sbagliato

Per il governatore veneto, insomma, il governo ha un approccio sbagliato. E la ricetta, secondo Zaia, è quella di mettere prima in sicurezza i cittadini con i dispositivi di protezione e poi aprire le attività. "L'appello che faccio io è che si rivedano queste misure. Sono convinto che governo abbia ancora gli spazi per ribaltare l'approccio, perché se i dispositivi funzionano", allora "usiamo mascherine, guanti o gel igienizzanti e apriamo tutto" è l'auspicio di Zaia. "L'approccio deve essere più razionale, bisogna capire che il sacrificio si può fare, ma non protrarre in questa maniera. Come comunità dobbiamo darci delle regole, regole sul posto di lavoro, ma bisogna comunque aprire. Andiamo a vedere la storia di altre comunità, vediamo Wuhan, l'Hubei, Singapore, la Corea del Sud - ha spiegato -. Se poi ci sarà il riesplodere di alcuni focolai dell'epidemia li affronteremo, oggi siamo in grado di farlo".

I parametri necessari e sufficienti per riaprire, secondo Zaia, sono in primis l'utilizzo delle mascherine e dei guanti e il distanziamento sociale. "Il punto è rovesciare il ragionamento - argomenta Zaia -. Perché il governo parte dalla singola bottega e inizia a costruire una rete di norme per arrivare al cittadino. Mentre bisogna partire dal cittadino e pensare cosa gli serve per essere in sicurezza. Così una volta che l'abbiamo 'scafandrato' con i dispositivi di protezione può andare dappertutto. Invece gli esperti stanno ragionando impresa per impresa e così è ovvio che si 'incarta tutto'. Così il sistema non sta in piedi e assistiamo ad una lenta agonia del Paese", ha rimarcato il governatore. Il presidente del Veneto si è detto "molto preoccupato per le tensioni sociali che si potrebbero scatenare e con tutti quelli che mi chiamano faccio il pompiere, nel senso che ho ancora speranza che il governo possa dare un'aggiustata - ha poi affermato commentando le misure annunciate per il nuovo Dpcm -. Si potrebbe fare velocemente se il governo si confrontasse con le Regioni in questi giorni, si potrebbe trovare una soluzione".

Nel corso del consueto punto stampa dalla sede della protezione civile di Marghera, Zaia ha ammesso di "ricevere un migliaio di messaggi all'ora, e tutti dicono la stessa cosa. Sono messaggi di gente che dice che vuole lavorare. I parrucchieri, i barbieri hanno tutte le ragioni per protestare - ha scandito ancora - ma come si fa a dire loro che potranno aprire il primo giugno perché allora saranno in regola e sicuri e oggi no? Il virus c'è oggi e ci sarà anche domani". E proprio questa mattina due parrucchieri titolari di un negozio in centro storico a Padova si sono incatenati per protesta al grido: "Noi più sicuri e puliti dei bus: fateci aprire".

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