Lunedì, 12 Aprile 2021
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Nel Pd di Zingaretti Renzi finisce in minoranza: "Cambiamo tutto"

Nicola Zingaretti ha inaugurato la sua prima Assemblea da segretario del Partito Democratico. Tra trattative dell'ultimo minuto e imprimatur ecco i nuovi pilastri del "nuovo Pd"

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti durante l'assemblea nazionale del Ps, Roma, 17 marzo 2019 ANSA/PERI - PERCOSSI

Paolo Gentiloni presidente, Debora Serracchiani e Anna Ascani le vice presidenti: Nicola Zingaretti inaugura la sua prima Assemblea da segretario del Partito Democratico troncando discussioni e trattative sui posti e sull'organigramma dem.

Nella nuova direzione nazionale - un parlamentino di circa 200 membri - 130 saranno i membri della maggioranza zingarettiana: alle minoranze 54 posti vanno alla mozione Martina, 16 a quella Giachetti.  E Renzi? L'ex premier non c'è e manda il suo augurio via Twitter. Gli "uomini" dell'ex premier schierati tra le due mozioni di minoranza sono appena 44.

La scelta di Zingaretti è quella di aprire la direzione del Pd a volti ed energie nuove: tra i 14 nomi scelti dal segretario si segnalano: Anna Pittelli, 28 anni si e' sempre occupata di immigrazione e diritti nella sua Calabria; Irene Zappala', assessore alla cultura a Nova Milanese, 27 anni; Caterina Conti, 30 anni, ricercatrice di Trieste ; Michele De Pascale, 34 anni Sindaco di Ravenna; Andrea Pacella, 32 anni, tra i leader dei giovani dem; Shady Alizadeh, 23 anni, attivista di tematiche europee, protagonista della rete Rigenerazione Italia ; Maria Pia Pizzolante, 34 anni, lotta alla poverta', rete TILT; Marco Furfaro, 36 anni ; Giuseppe Provenzano, 37 anni, esperto di Welfare e politiche sociali. Anche Carlo Calenda tra i 78 nomi scelti da Zingaretti nella direzione nazionale. Il segretario del Pd ha indicato anche Michele Meta, Roberto Morassut, Lia Quartapelle, Pierfrancesco Majorino e Teresa Piccione.

Zingaretti, come sarà il nuovo Pd

Un Pd che torna tra le gente, aperto, che valorizzi territori e giovani e che sia il baricentro di un nuovo campo largo del centrosinistra. Nicola Zingaretti, con la camicia fradicia, dal palco dell'Ergife a Roma mette la basi del suo Pd.

"Cambiare tutto, cambiare tutti noi per tornare a vincere e battere la destra di Matteo Salvini, nella scommessa di un nuovo bipolarismo con il ridimensionamento dei 5 Stelle".

"Serve un nuovo Pd, che non è una bad company" ma "deve cambiare tutto a cominciare dallo statuto per impedire la salvinizzazione del Paese".

Un lavoro che inizia subito perché le prime sfide sono alle porte: le amministrative e le europee del 26 maggio. E non solo. Zingaretti vede vicine anche le elezioni politiche. "Il governo non regge".

Quindi Zingaretti propone: "Anche in Parlamento noi dobbiamo fare un passo in avanti e propongo una fase di rafforzamento, di collaborazione" dando vita a "un coordinamento di tutti i gruppi parlamenti di opposizione" come primo passo di "un possibile nuovo campo centrosinistra nella battaglia sui temi dell'oggi".

Anche dopo il no di +Europa, "resta il progetto di una lista ampia e unitaria per l'Europee, voglio andare avanti e andremo avanti, il movimento d'opinione sul manifesto di Calenda diventi un compagno di viaggio per le elezioni di maggio" dice Zingaretti e rilancia la proposta di Romano Prodi: "Il 21 marzo promoviamo come primo atto una giornata di mobilitazione per la nuova Europa, solo quella federale potrà difendere la sovranità italiana".

Quattro sono i pilastri del Pd di Zingaretti: "Infrastrutture materiali, serve grande piano per un'Italia più sicura ma anche più rispettosa dell'ambiente. Perché solo con una svolta green si può tornare a produrre ricchezza. La riconversione ecologica dell'economia è il futuro. L'Italia deve contribuire all'obiettivo di emissioni zero in Europa".

Il secondo pilastro sono le infrastrutture immateriali, la Rete: "Serve un grande piano per rilanciare innovazione e sapere e superare il digital divide".

Terzo l'infrastruttura della conoscenza: "Investire sulla scuola e sull'istruzione pubblica come architrave di un'ampia operazione di crescita culturale".

Quarto, welfare e sanità: "Non crediamo nella monetizzazione del welfare, non daremo tregua a questo governo. Ci batteremo per la sanità pubblica promuovendo quota 10, ossia un incremento di 10 miliardi per aumentare i livelli di assistenza e assumere 100mila nuovi operatori nella sanità pubblica italiana. La vera priorità di questa epoca è il lavoro, in tutto il Paese ma soprattutto nel Mezzogiorno".

Pd, l'imbarazzo per la trattativa in diretta 

Paolo Gentiloni, nelle vesti di neopresidente del partito, ha imparato oggi la difficoltà nel tenere insieme le anime del PD, al momento di leggere l'elenco dei membri della direzione dem all'assemblea frutto di una lunga trattativa finalizzata a trovare la quadra tra vincitori e sconfitti alle primarie e relative componenti interne.

Dopo lunghi tira e molla, l'accordo politico si chiude facilitato dallo stesso Zingaretti che cede alle minoranze, ma il risultato e' giunto all'ultimo minuto, con l'assemblea quasi conclusa. Al punto che al termine della riunione, mentre si appresta a dare lettura dei nomi, Gentiloni si accorge che qualcosa non quadra.

"Sospendiamo la seduta come si fa alla Camera", prova a dire. Ma i 1000 delegati, provenienti da ogni parte d'Italia, e desiderosi di rientrare casa il prima possibile, non approvano. "Noooo", e' il coro che si leva dalla platea. Il presidente deve andare avanti. Inizia a cercare le liste tra i molti fogli che ha davanti. Intanto arrivano al tavolo della presidenza i rappresentanti delle varie componenti. Si fanno i calcoli.

Roberto Giachetti e Luciano Nobili da una parte. Matteo Mauri per l'area Martina. Manca Zingaretti. La convulsa trattativa avviene a microfono aperto. "Chiedete a Zingaretti", consiglia Giachetti. 

Gentiloni perentorio: "Zingaretti non sa un c...". Mauri prova a chiamare il consigliere regionale Mario Ciarla, che ha seguito la partita per il neosegretario. "Ma sei tu? Stavo chiamando io...", arriva Ciarla trafelato. Mauri gli chiede chi debba andare nel listino del segretario, che per agevolare la trattativa ha ceduto alcuni posti che spettavano a lui. "Me devi da' due giovani e due donne. Nun ce l'hai due amministratori uomini e due donne?". Mauri ce li ha. Gentiloni chiude: "Scrivili qua, io intanto comincio a leggere l'altra lista".

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