Martedì, 22 Giugno 2021
Verso il Conte-Ter

Il patto di legislatura tra Conte e Zingaretti: le condizioni del Pd al nuovo governo

Il segretario dem apre all'allargamento della maggioranza, ma pone vincoli alla nascita del Conte-ter

Giuseppe Conte segue l'operazione "costrutturi" e lavora al discorso da tenere lunedì alla Camera e martedì al Senato, dove senza i senatori di Italia viva il premier dovrà trovare nuovi sostenitori. Il permier è convinto di avere i numeri e prepara un intervento rivolto a chi vorrà contribuire a mandare avanti la legislatura, sulla base di un nuovo "patto". È quello che chiede apertamente il Partito democratico: non una maggioranza con "responsabili" presi qua e là, ma una compagine stabile che condivida un progetto.

"Il Pd non è disponibile a varare governi che coinvolgano la destra sovranista e populista. Era scontato ma è stato utile dirlo". Lo ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti parlando all'assemblea dei deputati Dem in corso alla Camera. "Quello che si sta facendo, in maniera aperta e trasparente, è rivolgersi al Parlamento perché si possa definire un profilo di un allargamento possibile della maggioranza ma in uno schema di contenuti e profilo politico che dovrà essere costruito. Dobbiamo vedere se queste condizioni esistono per arrivare a un programma di legislatura - ha aggiunto Zingaretti - che ci consenta di dire agli italiani: governiamo per fare questo".

"Questa - ha concluso - è la costruzione massima per salvaguardare la legislatura e dare prospettiva a una stagione di rinnovamento che vogliamo continuare".

"Questa situazione non l'abbiamo determinata noi, abbiamo lavorato con sincerità per chiamare tutti alle proprie responbilità e ora sta sulle nostre spalle di trovare questo punto di equilibrio: andare avanti all'insegna dell'innovazione e della garanzia dei contenuti e verificare se ci sono le condizioni di poterlo fare".

Insomma, per i dem le condizioni indispensabili per un positivo successo della parlamentarizzazione della crisi passano dalla stesura di un nuovo programma di governo per portare a termine la legislatura, un programma progressista che escluda ogni possibile accordo con Lega e Fratelli d'Italia, ma lascia lo spiraglio aperto al dialogo con Forza Italia. 

Al Pd che ha definito Iv inaffidabile, replica Elena Bonetti, Italia Viva, ex ministro per le Pari opportunità, che a Sky Tg24 spiega: "Dipende quale concetto hanno di responsabilità e inaffidabilità. È coerenza richiamare il paese al fatto che serva un progetto per il futuro prima di investire 300 miliardi. Se non ci fossimo opposte io e Bellanova all'approvazione alla cieca del recovery plan oggi avremmo un piano inadeguato. Responsabile è stato dire no e non cedere a uno scempio per il paese".

Il premier martedì in Senato per la conta dei voti

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarà lunedì 18 gennaio alla Camera per chiedere la fiducia dopo l'addio di Italia Viva al governo. Ma il giorno decisivo sarà martedì 19 quando si presenterà a palazzo Madama: è infatti in Senato che gli equilibri della maggioranza giallorossa sono precari senza l'apporto dei 18 senatori renziani.

Oggi il pallottoliere è fermo a 155, ovvero alla somma dei 92 senatori del MoVimento 5 Stelle, dei 35 del Partito Democratico, dei sette del gruppo Per le Autonomie e dei 17 voti che arrivano dal Misto, più Elena Cattaneo e Mario Monti fra i senatori a vita e Raffaele Fantetti e Sandra Lonardo Mastella. Sarebbero pertanto sei gli ulteriori voti necessari per tenere in piedi il governo, che potrebero grazie all'appello ai "costruttori" per usare le parole di Mattarella e che individuerebbero una pattuglia di responsabili provenienti da Forza Italia e centristi, ex grillini, ma anche dal gruppo Italia Viva e in particolare da Riccardo Nencini, titolare del simbolo del Psi.

Articolo aggiornato alle 20:50

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