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Giovedì, 20 Giugno 2024
Politica Roma

Marino e Zingaretti, quando la buona politica viene distrutta (o salvata) dal giustizialismo

L'ex sindaco di Roma assolto per lo "scontrinogate", il Governatore del Lazio che si scopre indagato in Mafia Capitale solo nel momento dell'archiviazione: sotto accusa la spettacolarizzazione delle due inchieste e dell'uso politico che ne è stato fatto

La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per 116 persone indagate nell’ambito di “Mafia Capitale”, tra questi anche il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti che era stato indagato per sospetto concorso in corruzione. Il Governatore non ha ricevuto l’avviso di garanzia e quindi la sua indagine non è mai diventata pubblica fino all'avviso di archiviazione.

A carico del presidente della Regione Lazio pesavano due episodi avvenuti nel 2011 e nel 2013 e per turbativa d’asta a causa di una serie di dichiarazioni rese durante gli interrogatori da Salvatore Buzzi, uno dei principali indagati dell'inchiesta sul "mondo di mezzo". Dopo le sue accuse gli inquirenti avevano svolto delle verifiche che però non hanno portato a niente. 

"Concorso in corruzione e tentata turbativa d'asta" Buzzi aveva raccontato presunti versamenti a un suo stretto collaboratore per finanziare la campagna elettorale e per una gara legata all’acquisto della sede della Provincia di Roma. L’accusa di turbativa d’asta è connessa alla gara per il servizio Cup (centro unico prenotazioni sanitarie) della Regione Lazio. "Ho appreso dalle agenzie di stampa - ha detto Nicola Zingaretti - che la Procura di Roma ha svolto delle indagini a seguito delle accuse che mi vennero rivolte da Salvatore Buzzi, che io querelai. Ora, dopo le doverose indagini compiute, la Procura ha chiesto l'archiviazione in attesa del pronunciamento del Gip. Continuo sereno la mia attività e ringrazio la Procura per la serietà con cui ha svolto i dovuti accertamenti".

In una concomitanza di eventi il processo di Mafia Capitale si sgonfia nello stesso giorno in cui l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino viene assolto per la vicenda scontrini e della presunta truffa della Onlus. "Siamo a un anno di distanza dal momento in cui mi dimisi sotto pressioni politiche e mediatiche - ha detto l'ex sindaco Ignazio Marino in una infuocata conferenza stampa- davvero gravissime, infanganti e offensive".

L'ACCUSA DI MARINO: "A ROMA LA DEMOCRAZIA E' STATA LESA, CITTADINI VIOLENTATI"

"Forse ognuno deve guardarsi allo specchio e pensare se ce l'ha veramente la statura da statista nel nostro Paese e farsi l'esame di coscienza e riflettere - ha continuato Ignazio Marino - E' chiaro che ho il dovere morale di continuare a impegnarmi per il mio Paese e la mia città. Considero un grandissimo onore essere stato sindaco di Roma. E' chiaro che io sento il dovere di contribuire con quello che potrò, con la mia capacità di studio, con la mia capacità di analisi e la mia capacità di coinvolgere le tante persone, che voglio ringraziare".

Scoppia così il fuoco di fila tra chi accusa, come il deputato romano del Pd Marco Miccoli che accusa l'eccessiva spettacolarizzazione delle due inchieste e dell'uso politico che ne è stato fatto che "ha massacrato un partito e la sua giovane classe dirigente, impegnata nell'amministrazione e che nulla aveva a che fare con mafia e malaffare - aggiunge Miccoli - L'incapace Raggi sta lì per tutto questo. La rabbia oggi è tanta"

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Mafia Capitale, i protagonisti

Nell’editoriale “Il segreto di Zingarella” pubblicato sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio si chiede se ci sia stata disparità di trattamento visto che Zingaretti non ha ricevuto l’avviso di garanzia e quindi la sua indagine non è diventata pubblica, mentre l'assessore capitolino ai rifiuti Paola Muraro ha chiesto l’attestazione di eventuali indagini a suo carico e per questo ha saputo di essere indagata per le consulenze dell’AMA per abuso d’ufficio in concorso con Franco Panzironi (a processo per Mafia Capitale) e Giovanni Fiscon (che ha chiesto il rito abbreviato in un processo legato all’inchiesta di Mafia Capitale). Una disparità di trattamento che andrebbe sanata secondo il direttore del Fatto anche per iniziativa dei partiti, che dovrebbero chiedere di esibire il certificato penale ai propri esponenti. 

Resta una domanda che non potrà avere risposta: se si fosse saputo che Nicola Zingaretti era indagato si sarebbe dimesso dalla carica di Governatore? Quale influenza avrebbe avuto sul voto e sull'ascesa del Movimento 5 stelle? Il parallelismo più che evidente con il caso dell'ex sindaco di Roma Ignazio Marino, fatto scendere dalla poltrona in Campidoglio a forza di un giustizialismo esasperato strillato sulle prime pagine dei giornali. Oggi lui è assolto ma sulla storia politica della città pesa la sfiducia decretata dalle dimissioni dei suoi consiglieri.

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