Lunedì, 8 Marzo 2021

Alberto Genovese, parla la ragazza: "Sono andata a una festa, ho trovato l’inferno"

Non vuole parlare ed esporsi, ma autorizza il suo l’avvocato a farlo: di notte si sveglia di soprassalto in preda al panico. Nell'attico era stata altre volte, ma la presenza di personaggi famosi non le aveva fatto mai pensare di essere in pericolo

Mettersi tutto alle spalle sarà difficilissimo. L'incubo vissuto è ancora vivo, vivido. Lei ora chiede giustizia. "Sta malissimo e ha iniziato un percorso di cure con psicologi". Così il legale della ragazza di 18 anni vittima dello stupro di cui è accusato l'imprenditore di Facile.it, Alberto Maria Genovese, che sarebbe avvenuto lo scorso 10 ottobre durante una festa alla ribattezzata "Terrazza sentimento", l'esclusivo attico dell'uomo, con vista sul Duomo, nel cuore di Milano.

"Sono distrutta, confusa e sotto choc. Mai avrei pensato di andare a una festa e poi vivere un incubo del genere". Questo quello che la giovane ha confidato al suo avvocato, Luca Procaccini che ha spiegato come la ragazza stia "pian piano prendendo coscienza di quel che le è capitato", anche se ovviamente sta molto male.

Caso Genovese, la ragazza: "Sto patendo le pene dell’inferno"

Di notte si sveglia di soprassalto in preda al panico e con un nodo alla gola. Sono passati 40 giorni da quando è fuggita seminuda e in lacrime dall’attico nel centro. "Sto patendo le pene dell’inferno. Stampa, tv e internet parlano di questa storia continuamente. La mia mente fa un passo avanti e uno indietro" riferisce tramite i legali la studentessa e modella, appena maggiorenne. Ne parla oggi il Corriere della Sera, in un articolo di Giuseppe Guastella. Due giorni dopo la violenza aveva raccontato tutto quello che le era rimasto in mente al pm milanese Rosaria Stagnaro e all’aggiunto Letizia Mannella.

La droga che aveva assunto volontariamente in casa, forse mescolata di nascosto da Genovese con quella dello stupro, l’aveva resa incosciente come «una bambola di pezza» nelle mani del suo «aguzzino». Ricordava il prima, il dopo e pochi flash dolorosi, che pe- rò sono stati registrati fedelmente e nei più crudi dettagli dalle telecamere di sorveglianza installate nell’appartamento.

La ragazza non vuole parlare ed esporsi, ma autorizza il suo l’avvocato a riportare alcune sue dichiarazioni. Era stata altre due volte nel super attico di Genovese, invitata da conoscenti comuni. "La prima a giugno, la seconda a settembre, quando ha incontrato Belén Rodriguez e lo chef Carlo Cracco". La presenza di personaggi famosi secondo l'avvocato non le ha fatto mai pensare di essere in pericolo. Ma a farle malissimo oggi sono anche le frasi di chi sui social la "accusa" di essersi messa nei guai da sola. Quella notte "balla serena mentre in sala girano "piatti con della coca e dell’altra sostanza stupefacente chiamata 2CB, messa a disposizione degli invitati. Anche io ne ho assunta spontaneamente", fa mettere a verbale. Poi la memoria si offusca.

“Sono andata a una festa, ho trovato l’inferno”

Alberto Genovese resta in  carcere

Da settimane Genovese è rinchiuso in carcere con l'accusa di aver stordito la 18enne con un mix di droghe per poi violentarla per lunghissime 24 ore. La dottoressa del 'Soccorso Violenza Sessuale e Domestica' della clinica Mangiagalli di Milano, una professionista che suo malgrado è abituata al peggio e che ha prestato le prime cure alla 18enne ha affermato: "Nonostante lavori qui da diverso tempo non mi era mai capitato di vedere qualcosa di così cruento". 

Il Giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che Genovese debba restare in carcere perché "è elevato il pericolo che tale propensione a delinquere possa trovare ulteriore sfogo in altri fatti illeciti dello stesso tipo o di maggiore gravità di quelli contestati" e perché ha manifestato "un assoluto disprezzo per il valore della vita umana, soprattutto di quella delle donne". 

Per i difensori del mago delle startup, invece, ci sono ancora "sfumature da arricchire e approfondire", dichiara l’avvocato Davide Ferrari che assiste Genovese con il collega Luigi Isolabella. "Cercheremo, nei limiti del possibile, di farlo con i magistrati, emerge un quadro un po’ diverso da quello tracciato dalla procura e non così definito come finora ricostruito". 

La storia di Alberto Genovese dimostra che il maschilismo uccide e rovina vite

Fonte: Corriere della Sera →
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