Martedì, 2 Marzo 2021
I ricordi dell'incubo

Alberto Genovese, parla la 18enne: "Lui mi ha costretta a prendere la droga"

La ragazza che l'ha denunciato è stata intervistata dal Corriere della Sera: "Non ricordo nulla di come mi ha portata nella sua stanza". E smentisce che ci siano trattative per un risarcimento

Alberto Genovese, 43 anni, imprenditore del web grazie a startup milionarie, è agli arresti con l’accusa di violenza sessuale (ma anche per lesioni, cessione di droga e sequestro di persona) ai danni di una 18 enne. I fatti contestati sono avvenuti nel corso di una festa a casa sua il 10 ottobre scorso. Anche un’altra ragazza sostiene di essere stata sua vittima di abusi durante una vacanza a Ibiza. 

Parla la ragazza violentata da Alberto Genovese

La 18enne che l'ha denunciato è stata intervistata dal Corriere della Sera: "Non ricordo nulla di come mi ha portata nella sua stanza". E smentisce che ci siano trattative per un risarcimento. La prima volta che andò a una delle ormai famigerate feste era giugno, "invitata da un mio caro amico di 23 anni, a sua volta amico della fidanzata di Genovese. Siamo andati in cinque amici". Non notò alcunchè di starno: "L’unica cosa sbagliata era l’eccesso di droga. C’erano dei piatti da cui tutti potevano prendere cocaina e cocaina rosa. In qualsiasi festa della notte a Milano la trovi, ma non così tanta".

Non avvertì alcun pericolo. Tre feste. L'ultima si trasforma in un incubo che rivive ogni giorno. "Io e una mia amica siamo arrivate alle 20,30. Eravamo indecise se andare o no perché nessuno dei nostri amici sapeva che c’era la festa e non eravamo amiche né del signor Genovese né del signor Leali. Poi sul tardi Leali scrive alla mia amica di venire ché là era figo e, visto che c’era un’altra festa alle 23, abbiamo deciso di passare".

"C'era un ambiente strano. Genovese arrogante, poi non ricordo nulla"

Non ha ricordi precisi. "La mia amica mi ha detto che avevamo deciso di andarcene anche perché lui aveva cominciato ad essere molto molesto nei nostri confronti, ci seguiva. Era come se ci stesse punando. Infatti, ci siamo dette: “Stiamo sempre insieme, non ci separiamo mai”». Quando ha cominciato? «Appena arrivate abbiamo capito che c’era un ambiente strano. Solo una ventina di persone, molte ragazze e non conoscevamo nessuno. Geno- vese non lo conoscevo. Per me era quello che faceva le feste in Terrazza sentimento. Non ci avevo mai parlato, non ci eravamo nean- che presentati. Era arrogan- te". Non ricordava nemmeno di essere entrata nella stanza di Genovese, quando si era risvegliata. Nulla. Buio fitto, da cui pian piano sono emersi sprazzi di quella terribile nottata.

"Poi hanno cominciato a sovrapporsi i ricordi, i dolori, le manette, lui che si comportava in modo violento e voleva ancora costringermi ad assumere droga. “Pippa”, diceva. Ho capito che ero in pericolo di morte e ho mandato messaggi alla mia amica con il telefonino".

Solo dopo l’arresto ha saputo quello che era accaduto.

Dopo l’arresto, lui ha detto che eravate innamorati.

«Assolutamente no. Non lo conoscevo nemmeno».

"Non c’è soddisfazione maggiore per me di vedere quell’uomo a San Vittore per causa mia. Da quanto sta emergendo, ha fatto queste cose per anni a tan- tissime ragazze" dice oggi la giovane. Spera di voltare pagina. Prima o poi.

Fonte: Corriere della Sera →
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