Domenica, 7 Marzo 2021

"Alex Zanardi ci vede e ci sente e fa ok con il pollice"

Il 21 novembre è stato trasferito nel reparto di neurochirurgia di Padova, vicino a casa (la famiglia abita a Noventa). Stringe la mano su richiesta. Se gli chiedono di fare ok, alza il pollice

Alex Zanardi ci vede e ci sente e fa ok con il pollice mentre guarda la moglie. Il campione che lo scorso 19 giugno si è schiantato contro un tir con la sua handbike è stato ricoverato in terapia intensiva a Siena e poi trasferito al San Raffaele di Milano: dal 21 novembre è a Padova. Ha subito 5 operazioni alla testa. Eppure, come racconta Carlo Verdelli nell'ultimo numero di Sette, il settimanale del Corriere della Sera in edicola da giovedì 24, Zanardi sta migliorando e potrebbe vincere anche la sua ultima e più difficile battaglia: 

Stavolta è spacciato, le favole non concedono il bis. I primi soccorritori scuotono le teste. Ma il cuore batte ancora, la moglie Daniela si butta sopra il suo Alex come ad impedire all’anima di scappare via. «Stai qui, resta sveglio, sono io, guardami, guardami». Riesce a tenerlo cosciente, nonostante lo strazio di ritrovarselo, una volta ancora, sfregiato dal destino.

Ma è proprio da quell’istante, dalla forza straripante di un amore che impedisce al niente di risucchiarlo, che Zanardi riparte per la sua terza vita. Sono in pochi a sperarci in quelle ore, conciato com’è, molto più di là che di qua. Ma passa la prima notte, poi la seconda, la terza. Il figlio Niccolò posta una foto della sua mano sopra la mano bianca e immobile del padre: «Lui è una tigre. Ce la farà». E la tigre, ancora una volta, per la seconda volta, fa di tutto per non deluderlo, per non smentirlo.

È grazie a Daniela se Zanardi è nato per la seconda volta, dopo la tragedia tedesca del Lausitzring. È grazie a Daniela se Zanardi è sulla buona strada per mettersi ai blocchi di partenza della sua terza vita:

Il 21 novembre, Alex è stato trasferito nel reparto di neurochirurgia di Padova, vicino a casa (la famiglia Zanardi abita a Noventa, 8 chilometri). Stringe la mano su richiesta. Se gli chiedono di fare ok, alza il pollice. Dov’è Daniela? E lui gira appena il capo verso di lei. Non è certo la vetta ma almeno siamo ai piedi dell’arrampicata, che è già un risultato insperato.

Al resto ci penserà la «tigre», un poco alla volta, un centimetro dopo l’altro, a forza di braccia e cuore, fino al traguardo. Il prossimo passo, a cui i medici danno molta importanza, sarà quello di riuscire a tirare fuori la lingua. Non lo vedremo, non ce lo diranno. Ma quando succederà, perché succederà, sembrerà uno sberleffo al dio crudele che dall’Olimpo ha preso così tanto di mira il figlio pilota di una sarta e di un idraulico.

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Fonte: Corriere della Sera - Sette →

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