Giovedì, 25 Febbraio 2021

Uccide i figli in carcere, il racconto: “La scarcerazione era vicina, poi il folle gesto”

Andrea Palmiero, legale di Alice Sebesta, ha raccontato a RomaToday i colloqui avuti con la sua assistita, prima che togliesse la vita ai suoi bimbi all'interno del carcere di Rebibbia a Roma

Il carcere di Rebibbia a Roma

Alice Sebesta, la mamma che ha tolto la vita ai suoi due figli nel reparto nido del carcere di Roma Rebibbia lo scorso 18 settembre, ha raccontato con lucida follia al sua avvocato difensore cosa è successo quel maledetto giorno: “Adesso i miei figli sono liberi, gli ho dato la libertà. Ora sono in Paradiso”. Nel carcere la 33enne georgiana nata in Germania, ha ucciso, sul colpo, la figlia più piccola, Faith nata a Monaco di Baviera il 7 marzo scorso.

Il fratellino Divine, nato sempre a Monaco il 2 febbraio del 2017, rimasto  ferito gravemente è stato portato all'ospedale Bambino Gesù, I medici hanno provato in tutti i modi di salvargli la vita. Nella serata di ieri, poi, l'annuncio: "La commissione incaricata dell'accertamento ha dovuto confermare purtroppo lo stato di morte cerebrale del bambino. Si valuta ancora, insieme alle autorità giudiziarie e al centro nazionale e regionale per i trapianti, la possibilità di donazione di organi". 

A raccontare dei colloqui avvenuti con la detenuta è il suo avvocato Andrea Palmiero che, a Lorenzo Nicolini di RomaToday, spiega di aver trovato una ragazza "psicologicamente distrutta" e in lacrime.

"Ora i miei figli sono liberi"

"Ora i miei figli sono liberi". Le parole, aberranti, di Sebesta fotografano tragicamente una vicenda che racconta il dramma del carcere, il corto circuito della legge delle mamma detenute e le fragilità psicologiche di una donna che ha ucciso i propri figli. "Una vicenda assurda. Ero in discussione per la sua scarcerazione. Sabato l'ho incontrata. Lei sapeva che la diversa misura cautelare sarebbe avvenuta proprio perché aveva due figli piccoli". A spiegarlo è l'avvocato Palmiero, legale di Alice, che a RomaToday aggiunge: "L'ultima volta che l'ho vista, prima della tragedia, era sabato scorso. Sapeva che la sua scarcerazione sarebbe stata una questione di giorni e che ero stato al Tribunale del Riesame di Roma". 

Quindi il dramma. Prima con la morte di Fatih, poi con l'annuncio del Bambin Gesù della morte celebrale di Divine. "Ho parlato con Alice. Era in lacrime, tremava, si grattava continuamente le braccia. E' sedata. Ha vissuto tutto come una autopunizione. Il fatto che i figli fossero in carcere lo viveva come una doppia condanna. Non ha mai avuto problemi con la legge prima dell'arresto di fine agosto. Era incensurata e l'arresto l'ha devasta psicologicamente. Una ragazza troppo fragile per il carcere", aggiunge Palmiero che ribadisce: "Tuttavia non era immaginabile una tragedia del genere. La scarcerazione era vicina".

"Non è capace di intendere e di volere"

L'avvocato, che continua a seguire il caso, poi non ha dubbi: "Ora è obbligatoria una perizia psichiatrica. Un gesto del genere lascia intravedere una totale incapacità di intendere e volere, è totalmente insensato e illogico". Questa sarà la strategia difensiva dell'avvocato. Quando gli chiediamo se avesse mai incontrato il padre di Sebesta risponde: "Ho conosciuto un uomo, ha detto di essere il padre di Fatih e Divine. Non aveva, però, con sé i documenti ed era con alcuni suoi connazionali. L'ho visto solo una volta poco dopo l'arresto poi sono rimasto in contatto con loro per ottenere un domicilio propedeutico alla scarcerazione. Trovata la casa, utile per l'iter per gli arresti domiciliari, sono spariti. 

Fonte: RomaToday →
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