Giovedì, 6 Maggio 2021

Amazon vuole portare la spesa nelle case degli italiani

Dalle anticipazioni di Milano Finanza e Corriere della Sera, il colosso dell'e-commerce starebbe pensando di testare in Italia un nuovo servizio di spesa a domicilio, sfidando Esselunga e altre realtà nostrane

Quando si tratta di cibo, l’Italia è davvero all’avanguardia. Non è un caso quindi che, soprattutto nell’anno di Expo, il colosso dell’e-commerce Amazon stia puntando proprio sul nostro paese per lanciare un nuovo servizio di consegna a domicilio di spesa e pasti caldi.

Come riferisce il Corriere della Sera, citando “Milano Finanza”, “le bocche dei diretti interessati sono cucite, ma nella grande distribuzione si parla apertamente dei movimenti di Jeff Bezos”, che avrebbe scelto l’Italia come primo paese in Europa da testare, al posto delle “solite” Regno Unito e Germania. Prima però c’è da risolvere “il problema del prezzo fisso”, come fa sapere al Corriere una fonte vicina alla vicenda che preferisce restare anonima: “Bezos deve offrire in tutte le zone del Paese prodotti con lo stesso cartellino, mentre anche nella Gdo i prezzi possono variare lungo la Penisola”.

Stando ai dati del Politecnico di Milano, in Italia il contributo del cosiddetto “grocery” alla causa dell’e-commerce è fermo al 1 per cento, sebbene da tempo alcune realtà abbiamo avviato soluzioni in questo senso. “Fra i pochi attori attivi, è Esselunga a spadroneggiare con i suoi 10mila prodotti sia freschi sia confezionati disponibili sulla vetrina digitale”, ricorda il Corriere, citando anche il caso di Coop e Carrefour, come pure Eataly (che negli Usa un accordo con Amazon lo ha già trovato) e la startup Supermercato24. “Per essere competitivi bisogna poter contare su una rete di logistica proprietaria e anche in questo caso, vedi Esselunga, rischi di essere in perdita per anni. Amazon è probabilmente l’unica a poterselo permettere”, spiega il fondatore Enrico Pandian.

Conclude il Corriere:

Di certa però c’è la fertilità del terreno: una domanda, quella delle persone in ogni zona del Paese, in crescita e un’offerta nostrana non abbastanza strutturata per rispondere all’imminente ondata dei colossi americani. Il rischio, vedi il caso di Uber, è di trovarsi a fare i conti con le proprie lacune, sistemi di pagamento diversi dal contante e piattaforme tecnologiche all’altezza quando si parla di taxi, quando i rivali si sono già insediati

Fonte: Corriere della Sera →
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