Venerdì, 22 Ottobre 2021
L'omicidio di Partinico / Palermo

Massacrò e uccise l'amante incinta, i giudici: "Gesto tribale per salvare la sua immagine di uomo rispettabile"

Dalle motivazioni della sentenza con la quale Antonino Borgia è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Ana Maria Lacramioara Di Piazza, avvenuto a Partinico nel 2019, emergono anche retroscena raccapriccianti. Le urla della vittima e le intercettazioni dell'imputato che ne parla con disprezzo: "Le ho schiacciato la testa, mi esasperava"

Due facce, quella dell'uomo che racconta di essere stato vittima di un "raptus" e di aver ucciso una donna (con cui intratteneva "un'amicizia allegra") "per non farla soffrire", di averne coperto il cadavere con delle palme - dopo averla massacrata - non per nasconderlo, ma "per amore", e quella dell'uomo che quella stessa donna la chiama con disprezzo "troia", "buttana", "questa", che ritiene giusto averle "schiacciato la testa" perché "era rumena e mi chiedeva il pizzo, mi ha portato all'esaurimento", che dal carcere dà addirittura lezioni di vita al figlio, mettendolo in guardia e spiegandogli che "una femmina, a corromperti, ci vuole tanto, un pelo di capello". Le due facce sono quelle di Antonino Borgia, così come emergono dalle motivazioni della sentenza con la quale ad aprile è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio pluriaggravato di Ana Maria Lacramioara Di Piazza (con cui aveva una relazione extraconiugale), avvenuto il 22 novembre del 2019 a Partinico.

"L'ha uccisa per salvaguardare la sua immagine di rispettabile padre di famiglia"

Dalle 130 pagine stilate dalla prima sezione della Corte d'Assise, presieduta da Sergio Gulotta (a latere Monica Sammartino), emergono però anche tanti dettagli agghiaccianti, come le parole e le urla della giovane, originaria di Giardinello, mentre l'imputato - ripreso da una telecamera - la accoltella, ma anche le intercettazioni in cella, in cui Borgia descrive in modo spietato ai suoi parenti tutta la dinamica del delitto. I giudici hanno integralmente accolto le tesi del procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e del sostituto Chiara Capoluongo, che avevano coordinato le indagini dei carabinieri, e non hanno alcun dubbio sul fatto che ad armare la mano dell'imputato - con premeditazione e crudeltà - sia stato un unico movente: "Voleva sbarazzarsi di una situazione (l'inaspettata gravidanza della giovane amante) che avrebbe potuto fortemente turbare la propria immagine famigliare e sociale, la propria immagine di uomo, rispettabile padre di famiglia ed imprenditore".

"Movente tribale: ha agito con violenza efferata e gratuita, senza alcuna pietà"

Un motivo "abietto e futile", per la Corte, che "richiama concezioni quantomeno tribali, se non proprio animalesche, del senso della vita, quanto di più distante da ogni sentimento umano, da ogni sano principio che connota il comune sentire e la convivenza civile: un motivo, dunque, tale da suscitare un indubbio senso di ripugnanza e di profonda repulsione". Un delitto commesso anche con crudeltà: "L'aggressione si è sviluppata in un considerevole arco di tempo - dicono i giudici - con un crescendo di efferata ed a tratti gratuita violenza, rimediando a ben due tentativi di fuga della ragazza, senza mostrare il benché minimo senso di pietà verso di lei e neppure verso il feto che portava in grembo". L'imputato avrebbe avuto più volte "la possibilità di ravvedersi e desistere" e invece ha deciso di portare a termine il suo piano di morte.

Le terribili immagini riprese da una telecamera e le urla disperate

La Corte ricostruisce prima di tutto le fasi dell'indagine, partite quando un uomo si era presentato dai carabinieri con le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza della sua abitazione di Balestrate, in cui un uomo senza pantaloni aggrediva una ragazza. Immagini da cui, per i giudici si vede che "i colpi sono stati inferti sia quando la ragazza era ancora in piedi, appoggiata al muro di cinta, cercando di difendersi, sia quando, già colpita ad un fianco e chiaramente sopraffata dalla assoluta preponderanza fisica dell'uomo, veniva afferrata per una gamba da quest'ultimo e trascinata per terra, mentre lanciava strazianti grida di dolore e disperazione, nonché vane invocazioni di aiuto". Ma si vede anche "l'uomo che, apparentemente cedendo alle esortazioni della donna, si disfa dell'arma, gettandola lontano; indi alza di peso la vittima e la trascina per un braccio".

Fonte: PalermoToday →
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