Sabato, 5 Dicembre 2020

Andrea Crisanti: "Il mio piano per i tamponi ignorato"

"L’aumento dei test di questi giorni è un pannicello caldo Volevo triplicarli, nessuno si è fatto vivo"

Andrea Crisanti, 66 anni, romano, dirige il Dipartimento di Medicina Molecolare della Università di Padova ed è il padre del “modello Veneto” che grazie a uno screening a tappeto ha salvato la Regione dalla prima ondata di coronavirus. Oggi in un'intervista rilasciata a Viola Giannoli e pubblicata da Repubblica lamenta che il governo ha ignorato il suo piano per quadruplicare i test del tampone: 

«L’ho consegnato al ministro Federico D’Incà e al viceministro Pierpaolo Sileri che lo hanno sottoposto al Cts. Poi non ne ho saputo più nulla...».

E cosa diceva?
«Avevo semplicemente previsto che la ripresa delle scuole e delle attività produttive avrebbe generato un notevole aumento delle richieste di tamponi. Suggerivo quindi la necessità di un investimento logistico importante che avremmo potuto realizzare in 2-3 mesi, la creazione di aree mobili di supporto sul territorio e tamponi low cost da 2 euro come quelli usati a Padova. Lo dico contro me stesso: forse ad agosto eravamo già in ritardo e ora ne paghiamo le conseguenze».

Cos’è accaduto invece?
«Abbiamo perso 4 mesi preziosi. L’aver pensato che era tutto finito perché avevamo 100 casi al giorno è stata un’illusione e nel frattempo non s’è fatto nulla. Abbiamo speso miliardi per il bonus bici e i banchi, invece di investirli per creare un sistema sanitario di sorveglianza che ci avrebbe messo in sicurezza».

Cosa si può fare ora?
«Dipende dall’obiettivo. Possiamo usare i tamponi per tre attività: screening di comunità, prevenzione o sorveglianza attiva. Nel primo caso si tratta di impedire a chi è potenzialmente infetto di entrare in comunità e dunque serve un test affidabile e sensibile come il tampone Pcr. Nel caso dello screening, l’obiettivo è capire se c’è trasmissione nella comunità e, in prima battuta, va bene anche il tampone rapido. Nella sorveglianza attiva di un positivo, l’obiettivo è isolare dalla comunità le persone che può aver infettato o che l’hanno contagiato: amici, parenti, colleghi».

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Fonte: La Repubblica →
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