Lunedì, 1 Marzo 2021
Salerno

La storia di Anna che a 78 anni ha passato 26 ore in ambulanza

Vedova e con un tampone positivo al coronavirus, ha recitato per ore il rosario davanti all'ospedale Scafati di Salerno

La signora Anna, 78 anni e con un tampone positivo al coronavirus, ha passato 26 ore in ambulanza davanti all'ospedale Scafati di Salerno recitando un rosario prima di poter essere ricoverata. La sua storia la racconta oggi Gianluigi Nuzzi su La Stampa e comincia quando l'ambulanza porta la signora fino al piazzale dell’ospedale di Scafati, davanti al pronto soccorso, dove però – causa penuria dei letti - è rigorosamente vietato entrare. E lì tutto si è fermato: le sirene, l’urgenza, l’assistenza ospedaliera. Lei ha passato il tempo piegando un tubicino da deflussore, iniziando a fare dei nodi. Uno, due e tre e poi quattro e cinque…tanti quanti sono i misteri del rosario.

Anna in quell’ambulanza è rimasta chiusa in tutto addirittura 26 ore, un interno giorno, un’intera notte, prima di essere accettata al triage del pronto soccorso. Solo alle 11.16 di sabato si è aperto uno spiraglio. L’ospedale l’ha presa in carico e ha liberato l’ambulanza, pronta, dopo la sanificazione, a salvare finalmente nuove vite. A tornare disponibile, dopo esser stata anche lei sequestrata dalla malasanità imperante. Del resto è quello l’unico ospedale con pronto soccorso che in zona accetta i pazienti Covid e, quindi, Anna da malata non poteva essere accolta da nessun’altra parte.

Per fortuna c’erano i ragazzi della pubblica assistenza Castello di Angri, a somministrare sul mezzo la terapia che la vedova assumeva già a casa, cortisone, tachipirina e ossigeno, tanto ossigeno da far fuori cinque, quasi sei bombole, in quella via crucis. Ragazzi che prendono una miseria, ecco 3 euro all’ora l’autista, ecco 5 e 50 centesimi all’infermiera: soldi che fanno capire quanta passione li animi per esporsi a tanti rischi. Dieci avemaria, un padre nostro. E per fortuna che uno dei figli della vedova portava da mangiare, brodino a pranzo, fesa di tacchino con formaggio spalmabile a cena.

La storia di Anna purtroppo non rappresenta un’eccezione. "Mediamente l’attesa è di 7-12 ore – spiega Sabato Muto, responsabile dei mezzi della pubblica assistenza – ma ci sono anche casi di 22-24 ore e persino 26 ore, come la signora Anna. Certo, non è ancora morto nessuno in ambulanza, ma la paura è tanta". 

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Fonte: La Stampa →
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