Dal Gambia a Taranto, il viaggio in mare e la speranza: ora Ansumana darà l’esame di maturità

Arrivato in Italia su un barcone, dopo un traversata di 17 ore e una fuga iniziata undici mesi prima, questo giovane rifugiato si prepara agli esami di maturità mentre lavora come mediatore culturale aiutando altri ragazzi come lui

La foto di Mario Sestini che ha vinto il World Press Photo EPA/MASSIMO SESSTINI

Ansumana oggi ha 21 anni, è arrivato in Italia nel 2014 su un barcone e questa settimana darà l’esame di maturità all’Istituto Liside di Taranto, ammesso con 27 crediti. Originario del Gambia, la mattina va a scuola e il pomeriggio fa il mediatore culturale in una comunità per minori come quella che all’inizio lo accolse a Terni.

Il barcone con cui arrivò dalla Libia è quello diventato famoso grazie allo scatto del fotografo Massimo Sestini, con il quale vinse il World Press Photo. Un documentario del National Geographic ha ritrovato i migranti che si trovavano su quell’imbarcazione per un documentario che andrà in onda il 20 giugno, in occasione della giornata internazionale del rifugiato. Ansumana, tra i migranti rintracciati, è l’unico che è rimasto in Italia.

Qui è arrivato dopo un lungo peregrinare, in fuga dal suo paese prima in Mali, poi attraverso il Burkina Faso, il Niger e il deserto fino alla Libia. A Tripoli, dove arriva che ormai è quasi pelle ossa e non trova nessun lavoro, finisce preda degli Asma Boys, picchiato e minacciato, finché non entra in contatto con un medico, che lo fa imbarcare per l’Italia senza pagare.

“Ho pensato che a Tripoli in due mesi sarei morto di fame, ma in barca non è che al cento per cento muori”, racconta Ansumana. Al termine di una fuga durata undici mesi e una traversata attraverso il Mediterraneo di 17 ore, il ragazzo riesce ad arrivare in Italia.

A Terni viene iscritto a una scuola per elettricisti, studia, prende la terza media e continua a studiare, nonostante le difficoltà. Grazie a una famiglia che lo prende a benvolere, trova lavoro a Taranto, cambia scuola, recupera un anno. Il suo permesso di soggiorno per motivi umanitari diventa un permesso per motivi di lavoro.

Nel frattempo è anche riuscito a recuperare i rapporti con i suoi familiari. Lo zio, al quale era stato affidato da ragazzo dopo che i suoi genitori avevano divorziato ma che era stato costretto a fuggire dal Gambia perché considerato un oppositore del regime, è in Inghilterra ed è da lui che Ansumana spera di riuscire ad andare. Ora si sente felice, dice, e molto fortunato.

Fonte: Corriere.it →

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