Domenica, 20 Giugno 2021

Teresa e Trifone, il killer ha rischiato: "La pistola poteva incepparsi"

"È probabile - conferma il procuratore Marco Martani - che si tratti di un modello di pistola non recente e un po’ usurata". Tendere un agguato con un’arma non perfettamente conservata significa esporsi a grossi rischi: "Avrebbe potuto incepparsi già al primo colpo - osserva - e Trifone avrebbe immediatamente reagito"

E' avvolto nel mistero più fitto il brutale omicidio di Teresa e Trifone, ma le indagini proseguono senza sosta. Ora spunta "l'identikit" dell'arma che li ha uccisi. Di una cosa gli inquirenti sono certi: per usarla è servito sangue freddo.

Infatti, come racconta oggi il quotidiano "Il Gazzettino", il delitto è stato commesso con una pistola semiautomatica che avrebbe potuto anche incepparsi. Sull’arma usata dall’assassino dei fidanzati di Pordenone trapela qualche indiscrezione. "È probabile - conferma il procuratore Marco Martani - che si tratti di un modello di pistola non recente e un po’ usurata".

Un agguato nel parcheggio del palasport di Pordenone che resta in ogni caso inspiegabile.  Era la sera del 17 marzo quando l’assassino ha sparato cinque colpi di pistola contro Trifone Ragone, 28 anni, e Teresa Costanza, 30 anni. Il magistrato sta seguendo l’inchiesta in collaborazione con il sostituto procuratore Pier Umberto Vallerin. 

Le caratteristiche dell'arma confermano la freddezza del killer. Secondo il procuratore, tendere un agguato con un’arma non perfettamente conservata significa esporsi a grossi rischi. 

«Avrebbe potuto incepparsi già al primo colpo - osserva - e Trifone avrebbe immediatamente reagito». Per verificarne l’efficienza, il killer l’ha sicuramente provata prima di entrare in azione nel parcheggio del palasport Crisafulli. Questo confermerebbe che è una persona - come si è sempre ipotizzato - avvezza all’uso delle armi.
 

Fonte: Il Gazzettino →
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