Sabato, 10 Aprile 2021

Aspetta la casa popolare per 15 anni, ma quando sta per trasferirsi gliela occupano

L'odissea di Paola, 67 anni, tra utenze staccate e minacce

Foto di repertorio

Aspetta la casa popolare per 15 anni, ma quando finalmente la ottiene se la vede soffiare da sotto il naso. Paola, 67 anni, non è mai riuscita a vivere dentro l’appartamento di Largo Mengaroni, a Tor Bella Monaca (Roma), che le era stato assegnato il 15 novembre del 2018. La donna, affetta da broncopneumopatia cronica ostruttiva, una malattia che conduce a una riduzione costante della capacità respiratoria, si mantiene con i 280 euro al mese della pensione di invalidità. “L’altra pensione, quella vera, ancora non l’ho maturata. Nella mia vita ho sempre lavorato, ma con impieghi saltuari. Sono un’artigiana e per molto tempo ho fatto l’ambulante”. Paola vive in condizoni di disagio abitativo da anni. Dopo essere stata sfrattata dalla casa in cui abitava, nel 2005 ha trovato alloggio in un palazzone di via Campo Farnia, a Capannelle, che era stato occupato dai movimenti per il diritto all’abitare.

“Ero stata sfrattata per finita locazione. Dopo tantissimi anni il padrone di casa ha rivoluto indietro l’appartamento. Posso capirlo. Però non avevo i soldi per un altro contratto d’affitto. Per questo sono arrivata ad occupare questo immobile abbandonato” racconta la donna a Ylenia Sina di RomaToday.

Dopo qualche anno quegli ex uffici dalla facciata con grandi finestroni che arrivano fino a terra alternati a pannelli bianchi sono diventati un residence per l’emergenza alloggiativa finanziato dal Comune. Paola ci è rimasta per quasi 15 anni poi, nel novembre 2018, è arrivata l’assegnazione di un alloggio pubblico.

La domanda per la casa popolare era stata presentata addirittura nel 1996. “Nel frattempo è cambiato tutto: ho divorziato da mio marito, i miei figli sono diventati grandi”. In quella casa però Paola non ci ha mai vissuto. Quando è entrata lì per la prima volta “la luce era staccata e il contatore del gas era stato rubato mentre le colonne dovevano essere rifatte perché montate con pezzi artigianali. Costava 2.300 euro, non li avevo. Così ci ho messo quasi un anno per riuscire ad avere anche il gas”.

Quello del gas comunque non era l’unico problema. “Fin dall’inizio ho dovuto convivere con dispetti e minacce del vecchio occupante, che ci aveva vissuto senza titolo”. “Spesso la cassetta della posta era rotta e mi sono accorta che alcune bollette non sono mai arrivate. A Capodanno è esploso un petardo davanti alla mia porta, che è proprio al pian terreno. Si è rotto il battiscopa esterno e il lampadario”. Una tensione costante culminata il 25 gennaio scorso quando “sono stata minacciata di morte e insultata in modo così pesante che sono stata costretta ad avanzare una denuncia ai carabinieri”. Insomma, passa un anno e mezzo. E scoppia il caso Covid.

Anche durante la quarantena Paola tiene d'occhio la nuova casa. "Andavo lì due o tre volte a settimana per controllare che fosse tutto a posto. Ho già portato lì tutte le mie cose”. Quando decide di trasferirsi però è troppo tardi. 

Il 4 maggio qualcuno la avverte che il suo appartamento è stato occupato. Il giorno dopo decide di chiamare i carabinieri che troverà sul posto qualche ora più tardi per il verbale. “La porta aveva un buco all’altezza della serratura e all’interno c’era una donna che dice di avere una bambina. Ero molto arrabbiata ma mi sono impietosita e le ho concesso di restare due o tre giorni per lasciarle il tempo di trovare un’altra sistemazione, a patto che non toccasse nulla delle mie cose. Ma ora ho capito che non ha nessuna intenzione di andarsene. Sto malissimo. Quella persona ha occupato una cosa che era stata assegnata a me e io rivoglio la mia casa”.

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Fonte: RomaToday →

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