Domenica, 17 Ottobre 2021
La storia

L'assassino che vuole fare l'avvocato: "Mi sono laureato in cella e ho diritto a una possibilità"

Paul Constantin Popovici, 36 anni, nel 2011 uccise la compagna in via dei Calderai. Ha scontato la pena e da poco è tornato libero, ma non può indossare la toga per via dell'interdizione dai pubblici uffici: "Il presidente della Repubblica mi conceda la grazia, c'è già una condanna fatta di rimorsi e pentimenti che sconterò per tutta la vita"

Dieci anni fa uccise la sua compagna, accoltellandola al culmine di una lite, nel tugurio che condividevano nel centro storico di Palermo. Da poco più di un mese, dopo aver scontato la sua pena dietro le sbarre, è tornato libero. E vuole fare l'avvocato. Come non sempre accade, infatti, dal carcere di Torino - dopo una condanna a 12 anni e 8 mesi per omicidio volontario - è uscito un uomo nuovo, che in cella ha studiato, conseguendo una laurea triennale e una specialistica in Scienze giuridiche, politiche ed economico-sociali. Che la toga però - per via della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici - non potrà mai indossarla. Tranne se il presidente della Repubblica volesse concedergli la grazia.

Ed è proprio questa richiesta che adesso Paul Constantin Popovici, 36 anni e di origine romena, ha intenzione di chiedere con l'assistenza dell'avvocato che da sempre lo difende, Giuseppe Avarello. "Vorrei fare l'avvocato - spiega Popovici a PalermoToday - non solo per aiutare gli altri che hanno percorsi complessi alle spalle, ma proprio per dare una svolta definitiva alla mia vita, mettere a frutto ciò per cui ho studiato". Attualmente l'uomo vive a Torino, è disoccupato e quindi in cerca di un lavoro. Ha una voce serena e parla con l'accento del Nord, Popovici, che a Palermo era arrivato nel 2008 per raggiungere i suoi genitori che già ci vivevano. Non si nasconde però: ha ucciso una donna, non avrebbe dovuto e "al di là della condanna che ho scontato in carcere - spiega - resta l'altra, quella fatta di pentimenti e rimorsi, che sconterò invece per tutta la vita".

La vittima di Popovici si chiamava Jennifer Eguauoen, una ragazza arrivata a Lampedusa su una carretta del mare e che poi, giunta in città, si era subito data da fare per realizzarsi e cancellare la miseria che l'aveva costretta non solo a lasciare la sua terra, ma a iniziare a lavorare sin da bambina. Nel luglio del 2010 aveva conosciuto Popovici, ma - come è stato ricostruito durante il processo - la relazione tra i due sarebbe stata sempre piuttosto travagliata: avrebbero infatti spesso litigato, arrivando anche alle mani, per la gelosia di lei.

Nella tarda serata del 10 febbraio 2011, nell'abitazione al civico 50 di via dei Calderai in cui la coppia viveva, c'era stata l'ennesima discussione. Sarebbe stata la donna a dare un pugno a Popovici e poi a colpirlo con un coltello ad una mano. Lui l'aveva disarmata e colpita a sua volta. Credendo di averla solo ferita, mentre invece la giovane aveva perso la vita. Popovici era stato fermato due giorni dopo ed era finito in carcere. Da subito raccontò com'era maturato il delitto e scrisse anche una lettera per scusarsi. In primo grado, con l'abbreviato, fu condannato a 14 anni di reclusione. Pena poi ridotta a 12 anni e 8 mesi, con la concessione delle attenuanti generiche, in appello. Sentenza che lo stesso imputato non ha voluto impugnare in Cassazione e che è quindi diventata definitiva.

Popovici è stato prima recluso all'Ucciardone: "L'unica cosa che ci era concessa per avere un po' di svago e in qualche modo evadere - racconta - era quella di fare gli uditori nelle scuole. Così ho avuto la possibilità di seguire le lezioni assieme agli studenti del liceo Benedetto Croce. Sia gli insegnanti che gli educatori si sono forse accorti che avevo qualche potenzialità e mi hanno spinto ad iscrivermi all'università. Mi è stato suggerito l'ateneo di Torino e, grazie all'avvocato Avarello, sono riuscito ad ottenere il trasferimento nel carcere del capoluogo piemontese 'Lo Russo Cutugno'".

Popovici in precedenza aveva studiato lingue: "Ho scelto di riprendere gli studi, anche se in Giurisprudenza - spiega - perché era l'unico modo per mettere a frutto le giornate in carcere. Piuttosto che giocare a carte e passare il tempo a fare discorsi senza senso, ho preferito mettermi sui libri". E i risultati sono presto arrivati: il detenuto ha infatti prima conseguito la laurea triennale, con 105/110, con una tesi sul sistema punitivo italiano confrontato a quello inglese, e poi anche la specialistica, con una votazione di 102/110 e una tesi sulla criminalità dei "colletti bianchi". "La proclamazione è avvenuta in piena pandemia - dice Popovici - in videocollegamento".

Il 7 settembre scorso, infine, le porte di quel carcere in cui era entrato un giovane condannato per un omicidio si sono riaperte per far uscire un uomo laureato, che con quel gesto terribile fa i conti quotidianamente, ma che ritiene di aver diritto ad una possibilità.

Fonte: PalermoToday →
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