Domenica, 9 Maggio 2021

Strage di Erba, Azouz Marzouk è tornato in Italia: la sua nuova vita

Espulsione revocata per il tunisino: torna in Italia dopo dieci anni. Ora abita a Lecco

Azouz Marzouk. Foto Ansa

Nella strage di Erba ha perso la moglie Raffaella Castagna, il figlioletto Youssef e la suocera Paola Galli. E non ha mai creduto alla colpevolezza di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Azouz Marzouk è tornato in Italia. Espulsione revocata per lui, come riporta il quotidiano Il Giorno che lo ha intervistato nella casa di Lecco in cui vive con la moglie Michela Lovo e le loro tre bambine. Marzouk era stato arrestato nel dicembre 2007 per spaccio di droga, patteggiando una pena di 13 mesi di reclusione. Il provvedimento di espulsione era la condizione posta per accedere al patteggiamento ed era scattato a maggio 2009.

Azouz Marzouk è tornato in Italia

Ora, dopo 10 anni, non è più ritenuto socialmente pericoloso, dunque quel provvedimento è stato revocato, sostituito dalla libertà vigilata per nove mesi. Per la strage di Erba sono in carcere - condannati in via definitiva all'ergastolo - i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, ma più volte Azouz Marzouk ha dichiarato di non credere alla loro colpevolezza. Una tesi ripresa anche dalla trasmissione televisiva Le Iene, che ha dedicato alla vicenda una lunga inchiesta che ha suscitato la forte reazione dei fratelli Castagna. E quella sua convinzione l'ha ribadita anche al Giorno: "Finché sarò vivo lotterò perché ci sia giustizia per quelle quattro anime che sono morte. Giustizia che finora non c’è".

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Il legale veronese Simone Giuseppe Bergamini, che ha assistito Marzouk in questa battaglia per il rientro in Italia, ha dichiarato al quotidiano di aver riscontrato alcune anomalie nel provvedimento di espulsione, sottolineando, inoltre, come per tutto il periodo del provvedimento il 39enne abbia mantenuto un comportamento corretto, senza mai violare il divieto. Ora Marzouk può vivere in Italia con la moglie e le tre figlie: l’ordinanza attenua la pericolosità sociale e revoca l’espulsione, pur stabilendo l’osservanza di alcune norme, tra cui il divieto di uscire dalla Lombardia senza essere autorizzato e l’obbligo di firma una volta la settimana in questura a Lecco.

Fonte: Il Giorno →
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