Martedì, 22 Giugno 2021

Non fa i compiti: bimbo appeso al letto a testa in giù dalla mamma

La donna, una cinese proprietaria di un ristorante in via Sarpi a Milano, usava metodi brutali nei confronti del figlio di dieci anni. Ad aiutarla, secondo l'accusa, un giovane cameriere che viveva nella stessa casa di madre e figlio

MILANO - Solo dieci anni e già una vita di violenze alle spalle. Botte, punizioni, quasi torture subite da sua madre e da quel ragazzo che, in assenza di suo padre, “giocava” a fare lo zio. Una donna cinese di trentaquattro anni, titolare di un ristorante in via Sarpi, e un ventenne, cameriere nello stesso locale, sono stati rinviati a giudizio dal pm del tribunale di Milano con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni. 

La loro vittima, per mesi, è stato un bimbo di dieci anni, figlio della donna. Il piccolo è stato costretto a subire a lungo i metodi educativi, a dir poco particolari, della trentaquattrenne e di suo “zio”. In un’occasione, forse la più cruenta, racconta “Il Giorno”, il bimbo è stato legato e appeso al letto a testa in giù semplicemente perché non aveva svolto al meglio i compiti di scuola. Ma non solo. Perché le angherie e le violenze subìte dal piccolo sono state tante e, finalmente, è stato lo stesso ragazzino a trovare il coraggio di raccontarle al pm in un’aula di tribunale. 

Come punizione, secondo l’accusa, i due lo costringevano a mettersi in ginocchio sui tappi di bottiglia e spesso lo picchiavano con una scopa o una bacchetta di bambù. O ancora, lo obbligavano a restare da solo in casa senza riscaldamenti o a fare docce con acqua gelata. In altre occasioni, sempre per richiamarlo alla disciplina, lo pungevano con uno spillone o con uno stuzzicadenti. 

Fonte: Il Giorno →
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