Venerdì, 17 Settembre 2021

"Il bimbo bolla" che per nove mesi non ha mai visto il sorriso dei genitori

Lo chiamano così perché è stato chiuso in una bolla di plastica e la sua malattia non gli consentiva di avere contatti con l'esterno. Ma il piccolo Gabriel ha ritrovato la felicità grazie a una cura genetica

Si chiama Gabriel Solis e per nove mesi non ha visto il sorriso dei suoi genitori per nove mesi, perché in quel periodo di tempo mamma e papà per vederlo dovevano indossare una maschera per avvicinarsi. Gabriel doveva rimanere "fuori dal mondo" e "dentro la sua bolla" a causa di una malattia che lo costringeva a vivere in un bunker per evitare il contatto con qualunque tipo di virus, batteri e funghi.

Per questo Gabriel è un ragazzo "bolla": è affetto da una malattia congenita che annulla le difese immunitarie. Lui è nato il 2 luglio 2011 nel nord del Cile e fino a poco tempo fa non sembrava avere nessun problema di salute. Poi ha iniziato a sviluppare tutti sintomi dell'immunodeficienza. Nel suo caso la malattia era legata al cromosoma X, una patologia genetica che colpisce un soggetto su 10mila.

Così i medici hanno deciso di chiuderlo in isolamento: niente amici, niente famiglia, niente giochi. Oggi però Gabriel finalmente inizierà la scuola materna, grazie a una cura che ha agito proprio sui suoi geni, ideata da David William, pediatra del Centro di oncologia e malattie del sangue Dana Farber di Boston.

Il team Williams ha estratto cellule immature dal midollo osseo del piccolo gabriel. Erano staminali che formano il sangue, in grado di generare globuli bianchi, i soldati del corpo contro le infezioni causate da virus, batteri e funghi. In un laboratorio specializzato le cellule sono state esposte al virus modificato con il gene di cui Gabriel aveva bisogno. Il virus è capace di inserire materiale genetico nelle cellule umane. Così poi i medici hanno ridato al bimbo le sue stesse cellule ma con il nuovo gene già inserito nel corredo. Adesso per Gabriel c'è non solo la guarigione in vista ma anche la prospettiva di una vita "normale".

Fonte: El Pais →
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