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Domenica, 28 Novembre 2021

"Bangla Tour", trova lo straniero e picchialo : "Così i giovani di destra vanno a caccia di immigrati"

Il nuovo "gioco" degli adolescenti romani di destra: si parte dalla sede di Forza Nuova e si va a caccia di bengalesi al grido di "Camerata della destra romana, azione"

ROMA - L'appuntamento è davanti a una delle sedi di Forza Nuova. Lì, si entra in macchina e si parte "per sconfiggere il nemico". Il nemico che è sempre lo straniero: meglio se bengalese perché non reagisce, non si oppone e soprattutto non denuncia. Così, la macchina parte e si arriva a Torpignattara, al Casilino, al Prenestino: tutte zone dove la comunità del Bangladesh ha la sua più alta concentrazione. 

Individuata la vittima, si passa all'azione. Si scende dall'auto e parte un pestaggio "terapeutico" e "ideologico". Un massacro che "ti scarica i nervi e la tensione".

E' sempre ossessivamente lo stesso il copione del "Bangla Tour": il nuovo gioco degli adolescenti della destra romana. Gli stessi adolescenti che si organizzano per andarsi "a fare un bengalino" e che si caricano prima dell'azione al grido di "Camerata della destra romana, azione".  

A raccontare i particolari di quelle notti passate in strada a picchiare gli stranieri è il 16enne arrestato lo scorso maggio dopo avere perso il cellulare sul luogo di uno dei tanti pestaggi. 

"Noi siamo camerata e combattiamo l'immigrazione clandestina", non hanno neanche tentato di giustificarsi i due giovani che sono stati fermati dalla polizia dopo il colpo di quella sera, racconta "La Repubblica". Quel "Bangla Tour" per cui sono stati arrestati e processati un diciannovenne e un sedicenne iniziò una notte di maggio. Non era il primo e forse non sarebbe stato l'ultimo se uno dei due "camerata" non avesse smarrito, dopo il pestaggio di un minorenne del Bangladesh finito in ospedale col labbro e il sopracciglio spaccati, il proprio cellulare.

Quella sera, come sempre, i ragazzi erano arrivati a destinazione in auto. Poi, il solito rito: la frase di carica, le botte e la fuga. Senza un senso, senza un perché.

"Dietro queste spedizioni punitive - ha dichiarato l'avvocato Massimiliano Scaringella, difensore del sedicenne romano  -  a mio avviso c'è un vero e proprio indottrinamento. Il mio assistito rispondeva alle mie domande come un invasato. Picchiare i bengalesi per lui non era solo un modo per divertirsi, mi spiegò, ma era una vera e propria crociata, una battaglia che doveva combattere a tutti i costi".

Fonte: La Repubblica →
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