Bonus partite Iva, il consigliere Pd: "Ho chiesto i 600 euro per sbaglio, poi li ho dati in beneficenza"

Anche Diego Sareno, consigliere dem in Piemonte, si autodenuncia. Tutto è nato da "un errore di sottovalutazione". Il post su facebook

Si moltiplicano i casi di politici che si “autodenunciano” per aver chiesto il bonus da 600 euro al mese (poi diventati 1000) destinati alle partite Iva in difficoltà. Il “bubbone” è scoppiato dopo che “Repubblica” ha raccontato di alcuni Parlamentari che avrebbero chiesto il bonus pur gudagnando un lauto stipendio. Tutto lecito, tutto legittimo (nella legge non sono stati stabiliti limiti di reddito), ma di sicuro un comportamento eticamente deprecabile. In parte diverso è il caso degli amministratori locali che nella stragrande maggioranza dei casi non godono certo dello stipendio dei colleghi Parlamentari… E tuttavia anche per loro si pone una questione morale, specie se le entrate di cui godono gli consentirebbero di “tirare avanti” (e bene) anche senza il bonus di Stato. I casi si moltiplicano di ora in ora.

La prima ad autodenunciarsi è stata Anita Pirovano, consigliera comunale di Milano, che tuttavia ha rivendicato il suo diritto a chiedere il bonus perché, ha spiegato, “non vivo di politica e ho un mutuo da pagare”. Ben diverso sembra il caso di Ubaldo Bocci, consigliere comunale a Firenze e sfidante di Nardella alle ultime elezioni, che invece gode di un reddito di tutto rispetto (nel 2019 avrebbe dichiarato oltre 270mila euro) e che però sostiene di aver chiesto il bonus per donare i soldi in beneficenza. Ma i casi di amministratori che hanno usufruito del bonus spuntano fuori di ora in ora. E i commercialisti sono i primi colpevoli. 

Tra gli ultimi ad ammettere di aver intascato i 600 euro per le partite Iva c’è Diego Sarno, consigliere regionale del Pd in Piemonte, che con un post su facebook ha spiegato di aver chiesto il bonus per un errore commesso in buona fede. Una volta accortosi dello sbaglio ha donato tutto in beneficenza (così sostiene).   

“Sono qui per raccontarvi della questione 600 euro INPS e di come sono andati i fatti per quanto mi riguarda” scrive Sarno su facebook. “Ho deciso di scrivere perché come sanno le persone che mi conoscono, quando sbaglio sono il primo ad ammetterlo, come anche in questo caso. Un errore però di sottovalutazione e non una volontà da ‘furbetto’ a cui ho cercato di rimediare subito, più avanti capirete il perché”.

Di seguito il consigliere passa all’esposizione dei fatti. 

“La mia compagna  - spiega - fa questo di lavoro e da sempre gestisce la contabilità riguardante la mia attività professionale.

"Durante il lockdown, per provare diverse procedure ha usato la sua partita Iva e anche la mia (avendone due tipologie diverse) così da essere pronta per assolvere senza errori e con una maggiore velocità le molte procedure gestite per i clienti dello studio nel quale lavora”. 

“Quando è uscito il bonus per gli autonomi, come sempre ha usato la mia partita iva per provare la procedura e nella contemporaneità di quelle degli altri clienti ha concluso anche la mia per errore. Quando me lo ha detto, e qui c'è l'errore di sottovalutazione e poca attenzione, ho lasciato correre dando per scontato che il bonus non mi sarebbe stato concesso vista la mia situazione reddituale”. Insomma, si trattava di una “prova” e Sarno non credeva che la richiesta sarebbe andata in porto. E invece il bonus è arrivato. 

“Nelle settimane successive – continua - , quando ho visto l'accredito sul mio conto corrente ho cercato una soluzione e non sapendo di poter restituire la somma direttamente ad INPS, ho effettuato un bonifico pari all'importo ricevuto delle due tranche da 600 euro come beneficenza per l'emergenza covid. Non ho sentito l'esigenza di raccontarlo prima, ma oggi vista l'onda mediatica e avendo un ruolo pubblico sento il bisogno di raccontarlo per trasparenza e onestà intellettuale. Da sempre ho un'attività legata al mondo della comunicazione che è la mia principale occupazione che una volta terminata l'esperienza politica continuerà a sostenere me e la mia famiglia”.

Insomma, una vicenda abbastanza intricata, ma il consigliere rassicura sulla sua buona fede.

“Prova del fatto che non sono nella categoria dei ‘furbetti’ – spiega - è la non richiesta (pur avendo i requisiti e potendola ottenere) della tranche dei 1000 euro visto che il fatturato della mia attività era sceso di oltre il 33% rispetto al periodo precedente. Non ho pensato neanche per un secondo di chiederli e infatti non l'ho fatto”.

“Per concludere – dice ancora Sarno - mi scuso per la sottovalutazione e la non attenzione in quel periodo difficile per tutti ma spero di aver con efficacia raccontato come sono andate le cose”.

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Fonte: Facebook →

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