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Martedì, 25 Gennaio 2022

Calcio: sempre più "ultras", ma sempre meno tifosi

Ilvo Diamanti, su La Repubblica, analizza i risultati di un sondaggio Demos Coop che rivela quello che non ci si sarebbe mai immaginato: alla maggioranza degli italiani non "interessa" più essere tifosi di una squadra di calcio

Più che di un calo, si tratta di un crollo. Parliamo dei “tifosi”. In Italia, fino a pochi anni fa, erano la maggioranza. Quasi il 56 per cento, nel 2009. E il 52 per cento, l’anno seguente. Poi è iniziata la diminuzione, rapida e sensibile: il 45 per cento nel 2011 e il 43 nel 2012. Un anno fa. Oggi sono il 36 per cento. Sette punti in meno nell’ultimo anno. Quasi dieci negli ultimi due. E venti rispetto al 2009.

Ilvo Diamanti, su La Repubblica, analizza i risultati di un sondaggio Demos Coop che rivela quello che non ci si sarebbe mai immaginato: alla maggioranza degli italiani non "interessa" più essere tifosi di una squadra di calcio.

E però...

Gli “ultratifosi” (non necessariamente ultras) sono ormai saliti al 47 per cento della popolazione (tifosa). Quasi metà. L’anno scorso erano il 43 per cento. Parallelamente, si è ridimensionato il tifo “tiepido”. Ormai poco più del 20 per cento. In altri termini, la passione per il calcio, in Italia, coinvolge una quota di persone sempre più ridotta, ma sempre più accesa. Sempre più attiva e reattiva.

Per poi concludere

L’impressione di fondo che emerge dal sondaggio Demos-Coop è che siamo giunti alla fine di una storia. Durante la quale il calcio ha offerto rappresentanza alle passioni e alle identità locali, ma anche a quella nazionale. Per questo il richiamo di Berlusconi a Forza Italia, a differenza di quel che avvenne nel 1994, oggi non evoca la “Nazionale” di calcio. Perché il legame fra il calcio e gli italiani è cambiato rispetto ad allora. Evoca i nostri vizi, più che le nostre virtù. Visto che il mondo del calcio raffigura, in modo fin troppo esplicito, le pulsioni che attraversano la nostra società. L’intolleranza etnica, la corruzione politica (e non solo), il localismo ultrà, l’insicurezza, la sfiducia negli altri e nelle istituzioni. Le polemiche contro i “giudici”, pardon: gli arbitri. La crisi economica. Così, rispetto a vent’anni fa, il (video) messaggio indirizzato da Berlusconi agli elettori è cambiato. Almeno, dal punto di vista dell’effetto. Della percezione. Perché, in video, c’è un uomo invecchiato e incupito. Che non si rivolge agli “italiani”. Ma ai militanti e agli ultrà. In generale, ai “tifosi”. Che sono in declino. Come il Paese.

Fonte: Repubblica.it →
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