Martedì, 20 Aprile 2021

Calderoli e la battaglia contro il cancro: "In Parlamento con i drenaggi sotto la giacca"

Il senatore leghista racconta la sua malattia al Corriere della Sera: "Combatto da sei anni, tanti mi stanno vicino"

Roberto Calderoli, vice presidente del Senato, durante l'esame della legge di bilancio nell'aula di Palazzo Madama, Senato della Repubblica, Roma, 20 dicembre 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Ha suscitato molta commozione in Senato una dichiarazione del vicepresidente Roberto Calderoli che, coordinando una seduta dedicata alla lotta al tumore, ha rivelato che egli stesso sta lottando da più di sei anni contro la malattia. "Stavolta ho avuto la sensazione di non farcela", ha ammesso. Non era la prima volta che il senatore leghista entrava in sala operatoria per intervenire sul male che gli ha aggredito, in varie forme, l'intestino. Era metà gennaio scorso, sesta tappa di un calvario iniziato nel giugno del 2012. Calderoli presiedeva l'Aula del Senato mercoledì scorso e dopo l'approvazione all'unanimità di una mozione sulle cure oncologiche, il senatore leghista ha commosso i colleghi con una frase:

"Il caso vuole che a presiedere la seduta sia una persona che il cancro l'ha avuto e dai sei anni e mezzo lo sta combattendo".

Roberto Calderoli parla al Corriere della Sera della sua malattia e delle difficoltà di questi ultimi anni: "Tecnicamente dopo sei anni dal primo intervento si dovrebbe parlare di guarigione. Se non fosse che a gennaio mi hanno tolto un altro pezzetto di intestino...". La prima volta fu operato nel giugno 2012. Avevano trovato una lesione: "Cominciai subito a pensare a come dovevo sistemare la mia vita, agli ultimi mesi da vivere". A stretto giro una seconda operazione, nell'agosto 2013, dopo il consulto all'Istituto oncologico di Parigi, che gli consiglia di rivolgersi all'Istituto oncologico veneto di Padova.

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"In Italia, anche se non lo sappiamo, spesso siamo più avanti", racconta Calderoli. "Ad oggi gli interventi sono stati sei, in mezzo una quantità di cicli di chemioterapia. E da quattro anni di immunoterapia: prima una volta alla settimana, ora una ogni tre. E riesco anche a farla a casa". Oggi Calderoli si considera "fortunato", si sente di dare il consiglio di "non sottovalutare nulla, mai rinviare a domani l'esame che si può fare oggi" e di respingere le fantasiose e rischiose "terapie alternative". Spiega che "la fede mi ha aiutato tantissimo", il pensiero che "la nostra fine non è definitiva, ma c'è qualcosa oltre la morte".

"Ho sempre cercato di non venire mai meno ai miei impegni. Appena avevo un po' di energie tornavo in prima fila. Poco importa se sotto la giacca tenevo nascosti i drenaggi".

Fonte: Corriere della Sera →
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