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Mercoledì, 28 Settembre 2022

Con la "scusa" dei campi da golf si vuole cementificare la costa della Sardegna

Esiste una legge regionale sui campi a 18 buche che abbatterebbe i vincoli ambientali del Piano paesaggistico e consentirebbe lo sviluppo del vero business

A Bosa, in una delle coste più incontaminate della Sardegna, è in atto un gigantesco progetto immobiliare con palazzi e alberghi, un vero incubo di cemento di oltre 250 mila metri cubi.

Esiste una legge regionale sui campi a 18 buche che abbatterebbe i vincoli ambientali del Piano paesaggistico e consentirebbe lo sviluppo del vero business. L'argomento è caldissimo, al punto che da quasi un anno tiene banco nel discorso politico e da mesi trascina il dibattito sui social network. In tanti sono convinti che la fortuna di Bosa, città sul fiume Temo, potrebbe essere quella di mantenere intatta la costa spostando, perchè no, i volumi delle costruzioni verso l’interno, dove i danni ambientali sarebbero sicuramente minori.

Negli ultimi giorni articoli pubblicati dal quotidiano La Nuova Sardegna e dal settimanale L'Espresso hanno riportato in primo piano la vicenda.

La giunta regionale guidata dal berlusconiano Ugo Cappellacci nel 2011 ha varato una leggina che riconosce al golf un valore strategico nello sviluppo dell'economia sarda, permettendo così a progetti immobiliari presentati come "pertinenze" dei green, di attraversare le maglie del Piano regionale paesaggistico voluto dall'ex governatore Renato Soru.

Ma quello di Bosa è un incubo di cemento da 250 mila metri cubi da rovesciare su 330 ettari di uno dei litorali più selvaggi della Sardegna occidentale. Tentizzos, un tratto di costa coperto dalla macchia mediterranea e dominato dagli aspri contrafforti di montagne di basalto bruno dove nidifica una delle ultime colonie di grifoni, i giganteschi avvoltoi che hanno ispirato miti e leggende, sarebbe una delle zone più colpite dal progetto.

Scrive L'Espresso:

Ma se le sirene della Condotte Immobiliare riescono a sedurre amministratori e ambienti in questo lembo di Sardegna povero e di antiche tradizioni contadine (qui si produce la Malvasia di Bosa, considerato uno dei migliori vini del mondo), sta crescendo un fronte anticemento molto determinato e documentato. A Bosa e in Planargia sono nati comitati spontanei, sono stati aperti blog che già registrano centinaia di commenti, sono state avviate raccolte di firme. Proprio sulla spinta di questo pezzo di società civile due parlamentari di peso, Luigi Zanda e Luigi Manconi, hanno presentato il 21 maggio scorso un'interrogazione al ministro dell'Ambiente chiedendo chiarimenti sull'investimento della società Condotte.

La battaglia per difendere le coste sarde è ripartita. I cittadini sembrano determinati a non mollare nemmeno di un centimetro.

Fonte: L'Espresso →
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