Giovedì, 23 Settembre 2021

Carola Rackete interrogata per quattro ore dai giudici di Agrigento

Poche dichiarazioni all’uscita dall’interrogatorio per l’ex capitana della Sea Watch, che dribbla una domanda su Salvini: “Cosa ne penso? Nulla”. Il suo avvocato punta il dito sul clima d’odio alimentato da chi ha ruoli istituzionali

“Spero che la Commissione europea, dopo l'elezione del nuovo Parlamento, faccia il meglio per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili”. Queste le parole di Carola Rackete all’uscita oggi del Palazzo di Giustizia di Agrigento dove oggi è stata interrogata per circa 4 ore.

“Abbiamo migliaia di profughi che vanno evacuati da un paese in guerra. Mi aspetto dalla Commissione europea che trovi al più presto un accordo per dividere i profughi tra i paesi europei”

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Rackete è stata ascoltata oggi dal procuratore aggiunto Salvatore Vella e dai pubblici ministeri Alessandra Russo e Cecilia Baravelli in quanto indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per disobbedienza a nave da guerra. “Sono stata molto contenta di avere avuto l’opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno”, ha detto.

rackete esce aula interrogatorio-2-2

“Che il clima di odio ci sia e venga alimentato da dichiarazioni aggressive, irresponsabili e false, come quelle che il ministro Matteo Salvini ha presentato nei suoi profili social è pacifico”, ha detto l’avvocato Alessandro Gamberini, il legale di Carola Rackete, il quale ha poi aggiunto: “Un conto che lo fa uno al bar, un altro è se arrivano da un uomo che ha responsabilità istituzionali. In questo senso noi crediamo che questo abbia una valenza istigatoria. Crea come un grande macigno buttato nello stagno, grandi ripercussioni”.  Gamberini ha rivelato inoltre che Rackete non fa più parte dell'equipaggio della Sea Watch.  "C'è stato un cambio di equipaggio, quindi a questo punto farà altro. Nella sua vita non ha fatto solo la capitana ma tanto altro. Farà quel che crede", ha aggiunto Gamberini. Accanto a lui e all’altro suo difensore, l’avvocato Leonardo Marino, c’è Carola Rackete, che non aggiunge nulla oltre alle dichiarazioni e dribbla pure la domanda su Salvini. “Cosa ne pensò? Nulla”. Gamberini, invece, ha aggiunto: “Il ministro degli Esteri dice espressamente che la Libia non è un porto sicuro. Questo esigerebbe, se fossimo in una situazione coerente, che i Paesi europei si obbligassero a presidiare le acque Sar libiche. Criminalizzare le associazioni umanitarie per quello che dovrebbero fare i Paesi europei è una cosa incoerente, una vergogna. La motovedetta libica che si è avvicinata esibiva un’insegna del comandante di una milizia ed è una cosa documentata”.

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Fonte: AgrigentoNotizie →
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