Sabato, 24 Luglio 2021

L'omicidio di Daphne Caruana Galizia: c'entra la criminalità organizzata italiana?

Cosa Nostra catanese, ndrine calabresi e camorra, secondo recenti sviluppi d'indagine, starebbero infatti infitrando il traffico internazionale di carburante, da un lato e, dall'altro, il settore miliardario delle scommesse online. Del traffico di carburante a Daphne Caruana Galizia scrisse diffusamente. L'articolo di CataniaToday

La presenza della criminalità organizzata italiana a La Valletta potrebbe essere collegata con la morte della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa pochi giorni fa da un'autobomba.

Cosa Nostra catanese, ndrine calabresi e camorra, secondo recenti sviluppi d'indagine, starebbero infatti infitrando il traffico internazionale di carburante, da un lato e, dall'altro, il settore miliardario delle scommesse online. Lo racconta Mattia S. Gangi su CataniaToday.

Del traffico di carburante a Daphne Caruana Galizia scrisse diffusamente in un articolo apparso sul suo blog Running Commentary, il 31 ottobre del 2016, spiegando la differenza tra le modalità con le quali vengono uccisi i trafficanti di droga e quelli di "diesel". I primi, secondo Caruana Galizia, vengono uccisi da sicari a colpi di pistola mentre i secondi con un metodo dal 'gusto siciliano': vengono fatti esplodere con bombe all'interno delle proprie macchine. "Un'altra bomba in un'altra macchina e un altro uomo morto - scrive la giornalista - Ho pensato: ecco un altro trafficante di carburante. Perché il disegno nelle uccisioni criminali negli ultimi anni a Malta è che i trafficanti di diesel vengono fatti saltare in aria nelle loro autovetture, mentre quelli di droga uccisi da sicari assoldati".

Malta trasformata dai narcos italiani nell'isola del riciclaggio (Daphne è morta per questo?)

A riportare il tutto sulle coste della Sicilia orientale, a 48 ore dall'esplosione della macchina della giornalista, sarebbe un'operazione delle fiamme gialle catanesi, Dirty Oil, che due giorni fa ha bloccato un gigantesco traffico di carburante che, dalle coste libiche, arrivava in Europa anche con l'aiuto della Cosa Nostra catanese.

Il collegamento tra i due eventi viene smentito, in conferenza stampa dal Procuratore Capo Carmelo Zuccaro, tuttavia è innegabile che la giornalista maltese come si evince dalla lettura dei suoi stessi lavori, da circa un anno indagava proprio sui rapporti tra criminalità libica, maltese ed italiana e sugli scambi commerciali all'interno del Mar Mediterraneo. Ma c'è di più.

L'indagine della guardia di finanza etnea, coordinata dalla Procura, ha portato ad un risultato preciso: l'individuazione di un'associazione criminale dedita al riciclaggio e alla vendita di gasolio rubato da una raffineria di Zawyia (a 40 km ovest da Tripoli) e destinato, dopo miscelazione, ad essere immesso nel mercato italiano ed europeo anche come carburante da autotrazione. 

Fonte: CataniaToday →
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