Martedì, 19 Ottobre 2021
"Mia vita distrutta"

Caso Morisi, fine del giallo: chi ha portato la droga dello stupro e chi ha chiamato i carabinieri

"Siamo stati io e Nicolas a portare la droga dello stupro a casa di Luca Morisi. La mia vita è distrutta, ho pensieri brutti, non reggo, ho bisogno d'aiuto". Alexander, l'escort che ha preso accordi con l'ex guru, è intervistato dalla Stampa. "Lavoravo in un bar. È stata la pandemia a stravolgere la mia esistenza"

Si dipana la nebbia che ha avvolto il caso Luca Morisi, almeno in parte: "Sì, siamo stati noi. Siamo stati io e Nicolas a portare la droga dello stupro a casa di Luca Morisi. La mia vita è distrutta, ho pensieri brutti, non reggo, ho bisogno d'aiuto". Alexander, l'escort che ha preso accordi con Luca Morisi per la festa dei giorni di Ferragosto, è intervistato dalla Stampa.  A livello legale, la sua posizione non sarebbe affatto complicata, non è nemmeno fra gli indagati, anche il 14 agosto si tenne in disparte. La droga dello stupro era nella bottiglietta di succo di frutta infilata nello zaino dell'amico, la cocaina a casa di Luca Morisi. Il reato in tutta questa vicenda forse non c'è nemmeno.

Morisi, l'escort: "È stata la pandemia a stravolgere la mia esistenza"

"Lavoravo in un bar. È stata la pandemia a stravolgere la mia esistenza - racconta a Niccolò Zancan - Non avevo più soldi per vivere e nemmeno soldi da mandare a casa. Io mantengo tutta la mia famiglia". Racconta anche che non aveva idea di chi fosse Morisi, non sapeva che fosse il responsabile della comunicazione sui social della Lega è andato a casa sua con l'amico Nicolas: "Quello che posso dire è che Morisi con noi è stata una brava persona. Si è comportato bene. Non ha sbagliato niente. E neppure noi abbiamo sbagliato niente". 

Oggi si chiarisce il dubbio principale: chi e perché ha chiamato la polizia? "Non sono stato io a chiamarli", continua.

E allora perché quella chiamata ai carabinieri, parlando di soldi o forse di un furto?

«È stato Nicolas a telefonare. Per colpa della droga che avevamo preso. Non ragionava bene, era fuori. Diceva cose assurde».

Vi siete più cercati con Morisi?

«No, mai. Ma lo ripeto: Morisi non ha fatto niente di male nei nostri confronti».

Da quando la storia è venuta a galla, non lavora più. "Da quando sul giornale La Verità hanno pubblicato il mio nome, la mia faccia e ogni cosa di me, io sono all'inferno. Prima quei giornalisti si erano finti clienti e mi hanno chiesto anche il codice fiscale per il pagamento, e poi… io li ho richiamati in lacrime. Li ho pregati di non mettere il mio nome, li ho scongiurati di non mettere la foto con la mia faccia. Ho detto che mi sarei ammazzato. Ma loro se ne sono fregati".

Spiega di "non avere soldi per un avvocato", di essere al verde e di aver bisogno di uno psicologo: "Questo è un lavoro brutto e difficile, non è che uno lo fa per per comprarsi la roba di Louis Vuitton".

Fonte: La Stampa →
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