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Venerdì, 1 Marzo 2024

"La Catalogna indipendente sarebbe settimo paese più ricco d'Europa"

L'intervista del presidente della Generalitat alla televisione di stato spagnola

Se la Catalogna fosse un nuovo Stato dell'Ue indipendente dalla Spagna, sarebbe il settimo in termini di ricchezza: la pensa così, forte dei dati macroenomici spagnoli, Artur Mas, governatore della comunità autonoma spagnola che domenica andrà al voto anticipato per rinnovare il proprio parlamento regionale, in quello che è di fatto un referendum sulla possibile indipendenza da Madrid.

"Per popolazione, saremmo nella media, circa la metà dei paesi dell'Unione europea sono più piccoli della Catalogna in termini di abitanti", ha osservato Mas, esponente della coalizione nazionalista di centro-destra Convergencia i Uniò (CiU), che governa una regione di 7,5 milioni di abitanti. "Se la Catalogna avesse il suo proprio Stato, attualmente sarebbe, in termini di creazione di ricchezza per abitante, il settimo paese dell'Unione europea".
Secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (Ine) la regione nel 2011 ha avuto un Pil pro capite di 27.430 euro, al quarto posto fra le 17 regioni autonome spagnole e al di sopra della media Ue di 25.134 euro. "Quanto al nostro grado di apertura", ha detto Mas, "la nostra capacità di esportare, importare e aprire la nostra economia all'estero, saremmo in nona o decima posizione".

Marcia per l'indipendenza della Catalogna



Mas ha promesso di indire un referendum sull'indipendenza dopo la consultazione elettorale: una mossa che il governo centrale di Madrid ritiene incostituzionale ma su cui il governatore insiste.
Il forte sentimento nazionale e d'identità della Catalogna si è rafforzato negli ultimi anni a seguito di diversi fattori: la bocciatura parziale nel 2010 da parte del Tribunale Costituzionale del nuovo statuto di autonomia della Catalogna approvato nel 2006 dalla Spagna, un contenzioso sull'insegnamento scolastico in lingua catalana, e il peggioramento della crisi economica. Il tutto è sfociato lo scorso 11 settembre a una oceanica manifestazione per l'indipendenza a Barcellona, a cui ha partecipato un milione e mezzo di persone.

Motore dell'economia spagnola, di cui rappresenta circa un quinto del pil, la Catalogna ha grande autonomia di spesa ma non ha potere di riscossione: a seguito della crisi, la regione ha dovuto attuare forti tagli a numerosi servizi - fra cui Sanità e Istruzione - ma continua a dover effettuare trasferimenti fiscali verso altre regioni spagnole per circa 16 miliardi all'anno. Proprio su quest'ultimo punto si è verificata due mesi fa la rottura con il governo centrale di Madrid.

La regione è attualmente la più indebitata tra le 17 Comunità autonome in cui è suddivisa la Spagna, con un debito di 44 miliardi di euro, pari al 22% del Pil regionale (mentre il debito della sola amministrazione centrale ammonta al 58% del Pil dell'intera Spagna). A fine agosto il governo di Barcellona si era visto costretto a chiedere un aiuto di 5 miliardi di euro a Madrid per poter far fronte al rimborso del debito in scadenza.

Gli ultimi sondaggi sembrerebbero ridimensionare le ambizioni di CiU, che potrebbe non raggiungere la maggioranza assoluta di 68 seggi. La maggior parte delle inchieste dà il partito di centrodestra fermo a 62-64 seggi, ma diverse altre forze indipendentiste di sinistra (Esquerra Republicana de Catalunya, Iniciativa-Verds e Candidatura d'Unitat Popular) otterrebbero messe insieme oltre 30 seggi. In caduta i socialisti, che perderebbero almeno 10 seggi diventando la terza forza del Parlament, e in crescita il conservatore Partido popular (Pp), che potrebbe diventare la seconda o terza forza con 18-19 seggi: tradizionalmente il Pp, espressione della destra spagnola postfranchista, è sempre stato molto minoritario in Catalogna.

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