Giovedì, 4 Marzo 2021

"Hanno fatto cenoni e feste di compleanno, ma non ci dicono la verità": la denuncia di un medico

Parla Marco Delledonne, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Piacenza: "C’è omertà, non è solo reticenza. E i giovani sono più sinceri degli adulti"

Foto di repertorio

"C’è omertà, non è solo reticenza. Una circostanza che abbiamo vissuto con il focolaio scoppiato a Bobbio (piccolo comune del Piacentino, ndr) dove a seguito dei bagordi natalizi ci sono stati una quarantina di contagi". Lo dice all'Agi Marco Delledonne, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Piacenza, raccontando delle difficoltà del contact tracing a causa della riluttanza di molti contagiati a dire la verità agli operatori. 

"Stiamo facendo fatica a farci raccontare dai positivi con chi hanno trascorso il tempo. Tendono a coprirsi gli uni con gli altri - dice Delledonne - quasi come se si fossero messi d’accordo. Siamo riusciti a capire che queste persone hanno partecipato ad una festa privata a Capodanno e a due feste di compleanno. Il problema è che se non ci segnalano i loro contatti, potenzialmente, potrebbe esserci ancora qualche positivo che va bellamente in giro a contagiare altre persone". 

A Bobbio, paesino di 3.500 anime, in soli sette giorni sono stati registrati 44 casi di positività. Alcuni compleanni e feste di Natale, organizzati in barba ai divieti, avrebbero complicato la situazione. 

"Gli adulti temono le limitazioni, i giovani sono più sinceri"

"In primavera le persone  avevano molta paura del virus quindi erano anche molto collaborative. Il positivo - racconta ancora il camice bianco - tendeva addirittura ad esagerare sui contatti che aveva avuto. Il problema adesso è opposto. A causa dei timori dovuti alle limitazioni personali a cui vengono sottoposte le persone, noi stiamo notando la difficoltà di avere queste informazioni in maniera completa. L'anziano è quello che parla di più. I giovani tendenzialmente sono più sinceri degli adulti a meno che non vengano istruiti da genitori che non vogliono poi avere limitazioni".

Delledonne ricorda che "chi non fornisce notizie corrette in corso di epidemia" nel caso in cui si verificasse un decesso "potrebbe risponderne a livello penale". 

Insomma, dire la verità è sempre la cosa giusta da fare. Anche perché gli operatori del contact tracing non hanno compiti di polizia. Il loro obiettivo è quello di tracciare i contatti dei positivi e salvare vite. 

"Non si tratta di fare la 'spia', ma che l’amico non contagi il nonno" aveva precisato giorni fa il direttore generale della Ausl di Piacenza Luca Baldino lanciando un appello ai giovani e ai meno giovani. 

"Facendo la tradizionale attività di tracciamento dei contatti di cosi Covid acclarati ci accorgiamo che spesso le persone che andiamo a a intercettare sono restie a fornire i nomi dei contatti stretti. Voglio ribadire che non si tratta di una denuncia, ma di una segnalazione decisiva. Il ragazzo che va a una festa e si contagia e poi non vuole fornire i contatti di chi c’era, fa sì che ci ritroviamo i nonni dei suoi amici malati di Covid. Bisogna collaborare. Purtroppo riscontriamo invece reticenza a fornire i contatti". 

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Fonte: Agi →
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