Domenica, 20 Giugno 2021

L'appello di Chico: "Sono sepolto vivo in un carcere Usa. Renzi mi tiri fuori"

Enrico Forti, detto Chico, ex velista e produttore televisivo italiano, nel 2000 è stato condannato per omicidio negli Stati Uniti. Forti si è sempre dichiarato innocente e vittima di un errore giudiziario

Il suo è un appello disperato: "Sono sepolto vivo in un carcere Usa. Renzi mi tiri fuori". Lui è Chico Forti. Enrico Forti, detto Chico, ex velista e produttore televisivo italiano, nel 2000 è stato condannato per omicidio negli Stati Uniti. Forti si è sempre dichiarato innocente e vittima di un errore giudiziario, e un movimento di opinione in Italia chiede la revisione del processo. Per lui l'incubo dura ormai da 15 anni.

La giustizia americana ritiene chiusa la sua vicenda giudiziaria. Ma smettere di sperare è impossibile, quando ci si considera vittime di un madornale errore. "Non chiedo né pietà né misericordia - dice Forti a Quotidiano Nazionale -  sono innocente, vorrei riavere la mia dignità. Ho bisogno dell’Italia e dei suoi politici al vertice per otterere giustizia. Il governo italiano può diventare la testa d’ariete che sfonda il portone della roccaforte americana. La verità, prima o poi, verrà a galla"

In passato sono già state respinte sei richieste di appello presentate da Forti. Negli anni sempre più persone si sono esposte in Italia e vorrebbero aiutare Chico Forti. "Tutte queste persone sono il vento che gonfia la mia vela. Le innumerevoli manifestazioni di solidarietà che ricevo da 15 anni a questa parte da tanti connazionali mi fanno sentire orgoglioso di essere italiano". L'avvocato Joe Tacopina ha promesso a Chico che lo aiuterà fino in fondo.

Nel febbraio del 1998 Dale Pike, dal quale Chico stava acquistando il Pikes Hotel, a Ibiza, viene trovato assassinato sulla spiaggia di Sewer Beach, Miami. Chico viene accusato, processato e condannato all'ergastolo. "Non conoscevo Dale, non avevo motivi per eliminarlo" dice Forti.

"Io, che avevo avuto l’ardire di girare Il sorriso della Medusa raccontando al mondo che la storia Versace-Cunanan aveva un finale ben diverso da quello che ci era stato propinato dalla polizia di Miami, ero lo scomodo ficcanaso che andava punito".

Colpito per ritorsione dalla polizia che aveva criticato col suo documentario: chi accusa?

"Gary Schiaffo, capo investigatore nel caso del presunto suicidio di Andrew Cunanan, il killer di Versace, il tenente Campbell, capo investigatore nell’indagine che mi riguardava, la sergente Carter e il detective Gonzales sono poliziotti di Miami che non annovero nella categoria degli onesti, perché hanno mentito di fronte al giudice e per questo sono stati solo redarguiti, non condannati per spergiuro come prevede il codice. Recentemente la Fbi ha ammesso che il reparto scientifico, ha alterato il 95% delle prove favorendo l’accusa su 2500 casi, fino all’anno 2000; 14 persone hanno pagato con la vita, giustiziati o morti in carcere. E’ stata l’ammissione che ha posto fine al più grande scandalo dei tribunali americani. Nel mio caso la Fbi collaborò con l’accusa per la perizia calligrafica e la sabbia rinvenuta nel gancio traino della mia Range Rover".

Fonte: Quotidiano Nazionale →
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