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Venerdì, 3 Dicembre 2021

Cinema a luci rosse: "C'è crisi, ma i clienti non mancano mai. Si scatenano nel buio"

Antonio prima di immergersi nel buio della sala racconta che cosa lo spinge fin qui: "Ci vengo per trasgredire. É osceno, lo ammetto. La scusa è sempre la stessa: straordinari al lavoro. Anche se mia moglie mi ha trovato il biglietto nei pantaloni prima di far la lavatrice"

Sono pochi, sempre meno. I cinema a luci rosse in Italia non riescono a stare al passo dei tempi. Il web, con il gran successo di siti come Youporn, ha dato il colpo di grazia al settore. RomaToday un paio d'anni fa aveva raccontato cosa sono diventati oggi i "cinema a luci rosse".

Nelle grandi città alcuni cinema sono ancora aperti. E sono frequentati da un buon numero di affezionati. Chi frequenta al giorno d'oggi i cinema a luci rosse? Lo racconta un'inchiesta del Corriere della Sera.

Uomini con un lavoro e una famiglia, che cercano nel buio della sala momenti di trasgressione. A Roma una cassiera spiega: "Lo vedi quello? È un infermiere del Policlinico, viene qui tutti i giorni, sta una mezz’ora e poi se ne va".

Fino a qualche decennio fa  i cinema a luci rosse, e rispettivi clienti, erano circa dieci volte di più. Oggi ne restano 40 in tutto il paese, a Torino, Livorno, Napoli, Genova, Venezia, Ferrara, Catania, Pescara, Lugugnana di Portogruaro. E ovviamente Roma e Milano.

A volte diventano la sede giri di prostituzione e spaccio. La programmazione non è quella dei cinema "normali": non prevede interruzioni, non c’è pubblicità prima o dopo, i film vintage anni ’80 e ‘90 non hanno titoli di coda alla fine. "Ruotano senza interruzione a volume basso, quasi ovattato", si legge sul Corriere.

Sulla Tiburtina, a Roma, resiste il cinema Ulisse

"Fra sei o sette anni, qui non ci sarà più nulla, mannaggia a me" racconta il cassiere del cinema Ulisse "qui ce vengono ministri, preti, pensionati, tanto per di’ eh. Economicamente stanno bene, c’è chi ci viene anche tutti i giorni, c’era uno che veniva in treno da Latina. Hanno un rapporto di confidenza, sono affezionati. Sottinteso, non raccontano mai la loro vita privata. Ci vengono tanti rumeni e ragazzi stranieri, si fanno pagare il biglietto, entrano e poi nun so. Ci stanno anche i carabinieri che con la scusa dei controlli poi si fanno dare le tessere omaggio, e te che fai? Nun gliele dai?".

Chi è il cliente medio? E' un pensionato, per l’80 per cento è omosessuale anche se il film che guarda è etero.

Antonio prima di immergersi nel buio della sala racconta che cosa lo spinge fin qui: "Ci vengo per trasgredire. É osceno, lo ammetto. La scusa è sempre la stessa: straordinari al lavoro. Anche se mia moglie mi ha trovato il biglietto nei pantaloni prima di far la lavatrice. Ci sto poco, entro, mi metto in fondo alla sala in piedi per vedere chi c’è e chi non c’è, anche se sono quasi sempre facce note. Qualcuno guarda, qualcuno fa, qualcuno esibisce. Quando l’atmosfera si scalda si va di sopra, in galleria o, ancora meglio, nei bagni".

Le maschere di solito hanno l'ingrato compito di vagare per la sala e placare gli ardori degli spettatori:

In sala Damiano, la maschera dell’Ambasciatori, bassino e muto come una sfinge, stacca i biglietti e ogni venti minuti si fa trascinare dalla torcia nel buio. Nel fumo albuminoso di qualche sigaretta vietata, scorge masturbazioni dentro e fuori la scena fra i rumori di amplessi fasulli e schiere brune nell’ombra. «Girano come trottole, se tu li lasci fare si ammucchiano in galleria, e allora devi andare con la torcia. Appena giri l’angolo, si rimettono in mucchio. Se li becchi, a masturbarsi a vicenda, poi glielo devi dire di andarsene. Sempre per cortesia, eh... Che poi magari poi ti fanno il dispetto e sporcano».

Fonte: Corriere della Sera →
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