Venerdì, 7 Maggio 2021

Consip, Renzi e la telefonata al padre: "Non dire bugie, hai visto Romeo?"

Il Fatto pubblica un'intercettazione che anticipa quanto riportato nel libro del giornalista Marco Lillo "Di padre in figlio". L'ex premier su Facebook: "Queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà"

“Babbo devi dire tutta la verità ai magistrati. Non puoi dire bugie o non mi ricordo e devi ricordarti che non è un gioco”. Questo avrebbe detto l’ex premier Matteo Renzi al padre Tiziano, in merito alla vicenda Consip, in un’intercettazione telefonica del 2 marzo, riportata oggi dal Fatto Quotidiano, che anticipa quanto riportato nel libro del giornalista Marco Lillo, “Di padre in figlio”. “È una cosa molto seria” e “devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”, avrebbe aggiunto il segretario Pd nella telefonata al padre. E ancora: “Devi dire nomi e cognomi”, “è vero che hai fatto una cena con Romeo?”.

“Queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà". L’ex premier Matteo Renzi, su Facebook, spiega il suo punto di vista sulla telefonata al padre Tiziano. “Politicamente parlando le intercettazioni pubblicate mi fanno un regalo. La pubblicazione è come sempre illegittima ed è l’ennesima dimostrazione di rapporti particolari tra alcune procure e alcune redazioni. Ma non ho alcun titolo per lamentarmi: non sono il primo a passare da questa gogna mediatica. Anzi: ad altri è andata peggio. Qualcuno si è tolto la vita per le intercettazioni, qualcuno ci ha rimesso il lavoro. Ma umanamente – aggiunge il segretario Pd – mi feriscono perché in quella telefonata sono molto duro con mio padre. E rileggendole mi dispiace, da figlio, da uomo. Da uomo delle istituzioni, però, non potevo fare diversamente”.

“Mio padre non ha mai visto un tribunale fintantoché suo figlio è diventato premier. Fino a quel momento ha vissuto tranquillamente la sua vita, esuberante e bella: ha 66 anni e proprio sabato scorso ha festeggiato i 45 anni di matrimonio. Quattro figli, nove nipoti, gli scout, il coro della chiesa, il suo lavoro e naturalmente la passione civica per Rignano: è un uomo felice. Ha conosciuto la giustizia solo dopo che io sono arrivato a Palazzo Chigi. Non è abituato a questa pressione che deriva dal suo cognome più che dai suoi comportamenti. Gli ricordo che se sa qualcosa è bene che la dica, all’avvocato e al magistrato. La verità – aggiunge – prima o poi emerge: è giusto dirla subito”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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