Martedì, 2 Marzo 2021

L'accusa a Conte di usare i servizi segreti per reclutare parlamentari (che fa arrabbiare Palazzo Chigi)

Il direttore de La Stampa Massimo Giannini chiama in causa presunti "amici" del prefetto Gennaro Vecchione, capo dell'Intelligente, scesi in campo per spingere senatori a votare la fiducia al premier. Che smentisce con una nota furiosa

Il direttore de La Stampa Massimo Giannini oggi in un editoriale ha fatto un riferimento a presunti "amici" del capo dei servizi segreti, il prefetto Gennaro Vecchione, che avrebbero contattato senatori per votare la fiducia al governo Conte: 

Ed è lo stesso premier che adesso, per sostituire Renzi alla roulette russa di Palazzo Madama, vuole non il voto sparso di qualche “scappato di casa”, ma quello compatto di un neonato “gruppo europeista” organico alla maggioranza Pd, M5S, Leu. Un gruppo da formare “alla luce del sole” e in modo “trasparente”. Purtroppo non è vero neanche questo se, come sembra, del reclutamento si occupa lo strano network dell’Avvocato del Popolo. Le cronache narrano di senatori contattati da noti legali vicini al premier, da presidenti di ordini forensi a nome dello Studio Alpa, da generali della Guardia di Finanza, da amici del capo dei servizi segreti Vecchione, da arcivescovi e monsignori vicini al cardinal Bassetti e alti prelati vicini alla Comunità di Sant’Egidio. È “trasparenza”, questa? O piuttosto moral suasion condotta con quel “favore delle tenebre” sempre negato?

La stessa cosa viene affermata nell'articolo di Marcello Sorgi sempre su La Stampa: "Andare con Conte vuol dire o no arruolarsi in un nuovo schieramento centrista che potrebbe condizionare le sorti del centrosinistra alle prossime elezioni, e in forza di quello negoziare un’adeguata rappresentanza parlamentare? Conte non è stato in grado di chiarirlo. Né di condurre in modo credibile il reclutamento dei “responsabili”, delegato a figure improprie come cardinali, generali della Finanza vicini ai servizi segreti, avvocati in odore di massoneria".

Palazzo Chigi ha smentito la vicenda in una nota furente: "In merito all'editoriale di quest'oggi del Direttore del quotidiano la Stampa sono completamente destituite di ogni fondamento le gravissime insinuazioni in cui, facendo genericamente riferimento a quanto narrato dalle 'cronache' di questi giorni, si evoca un presunto 'network' che farebbe capo al Presidente del Consiglio al fine di ampliare la maggioranza e reclutare nuovi senatori. Tra le altre cose appare particolarmente grave il riferimento a un presunto coinvolgimento in queste attività anche dei vertici dell'intelligence. Il Presidente Conte, dopo aver consultato i vertici dell'Intelligence, smentisce qualsiasi loro coinvolgimento e contatto, anche solo indiretto, con membri del Parlamento e per attività che risulterebbero in palese contrasto con la legge e con le finalità istituzionali proprie del comparto", concludono.

Conte con le dimissioni in tasca?

Fonte: La Stampa →
Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

L'accusa a Conte di usare i servizi segreti per reclutare parlamentari (che fa arrabbiare Palazzo Chigi)

Today è in caricamento