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Venerdì, 3 Febbraio 2023

Il suo conto viene bloccato per un errore giudiziario, l'attico finisce all'asta

Nel 2005 la Procura di Aosta indaga un avvocato palermitano per truffa. Il suo conto corrente viene bloccato e non può più pagare il mutuo per la sua casa nel centro storico. Dopo 3 anni viene assolto ma è troppo tardi. Domani la settima asta: "Non si può essere uccisi in questo modo due volte". Racconta tutto PalermoToday

PALERMO - Domani la sua casa potrebbe essere venduta all'asta. Tutto per un errore giudiziario, commesso dalla Procura di Aosta nel 2005, che ha scatenato una serie di conseguenze.

Tra le più rilevanti il sequestro, per oltre un anno, del conto corrente che ha fatto decadere il mutuo per l'acquisto dell'immobile. Protagonista di questa storia kafkiana è l’avvocato Calogero Dolce.

Per lui, abituato a difendere i clienti trovarsi dall’altro lato non è stato facile. Inoltre dall'inizio dell'incubo, dal quale non si è ancora svegliato, sono passati 12 lunghi anni.

Tutto parte da qui.

"Nel dicembre del 2005 - racconta Calogero Dolce - ricevetti una proposta contrattuale di lavoro in ordine a transazioni internazionali, in particolare fra gli Stati Uniti e i paesi dell’Est: dovevo ricevere dei bonifici e poi, trattenuta una percentuale che variava dal 5 al 10%, inviarli a soggetti russi o ucraini. Accettai il mandato e ricevetti i primi bonifici di appena mille euro. Sempre nel dicembre del 2005, in vista delle festività natalizie ho fatto un assegno a mia figlia per fare dei regali. Lei va in banca e le rifiutano di cambiare l’assegno. Il vicedirettore mi spiegò che il conto era stato sequestrato per operazioni 'sospette' di mille euro".

La procura di Aosta nel corso di un’inchiesta aveva bloccato il conto corrente dell'avvocato accusato di essersi intromesso telematicamente nel conto corrente di diversi soggetti e aver effettuato dei bonifici a suo favore. Il provvedimento di sequestro gli viene notificato il 16 gennaio 2006. "La convalida - continua Dolce -, importante anche ai fini di una eventuale impugnazione, non mi è stata mai notificata. Bastava una semplice operazione per scagionarmi: chiedere al provider di competenza il log-file ed individuare chi si fosse intromesso nel conto corrente delle presunte vittime della truffa. Questa semplice operazione avrebbe dimostrato in pochi secondi, chi fosse stato ad intromettersi nel conto corrente in questione". La sentenza, del 29 settembre del 2008, assolverà poi l'avvocato stabilendo che a mettere in atto la truffa sono stati altri soggetti, rimasti ignoti. perché non era più possibile effettuare i dovuti accertamenti: i dati vengono conservati dai providers solo per due anni.

Assolto dunque ma l'incubo non è finito. Il mutuo della casa non è stato più pagato, dopo il sequestro del conto, l'immobile finisce all'asta. "Sto perdendo l’immobile costatomi 40 anni di sudore, sacrifici e sangue", racconta l'uomo. 

Fonte: PalermoToday →
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