Mercoledì, 21 Aprile 2021

Coronavirus, indagine su 7mila persone: “Il 30% è entrato in contatto con il virus”

I risultati di uno studio condotto da una società specializzata in medicina del lavoro. Quasi il 90% degli infetti testati non mostrava sintomi riconducibili a Sars-CoV2

Immagine di repertorio Ansa

Una società specializzata in medicina del lavoro ha condotto un’indagine in due step tra febbraio e aprile in tutte le regioni italiane più San Marino per testare la percentuale di popolazione entrata in contatto con il coronavirus sviluppando gli anticorpi. Su settemila persone testate, il risultato è stato “oltre il 30%”.

A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Mario Bacco della Meleam, la società che ha condotto il sondaggio con 13 medici legali su una popolazione in buona salute, che aveva riferito al massimo blandi sintomi influenzali, ma mai febbre, sottoposta a visita e test sierologico attraverso la ricerca degli anticorpi a Sars-CoV-2. "Si trattava comunque di persone che hanno continuato a lavorare durante il lockdown, ma non di operatori sanitari, per valutare l'esposizione al virus nella popolazione generale", ha specificato Bacco. 

È emerso un dato sorprendente, se si confronta con i risultati di altre rilevazioni, dice Adnkronos. Una risposta definitiva dovrebbe arrivare dall'indagine sierologica appena partita a livello nazionale e annunciata dal Comitato tecnico scientifico per l'emergenza coronavirus. Nell'indagine Meleam, ha spiegato Bacco, la positività agli anticorpi "non a caso è risultata più elevata in Lombardia, con Brescia in testa (quasi 50% dei soggetti testati)”. “A Milano il dato è del 46% - ha aggiunto Bacco - ma anche nel resto d'Italia i risultati ci dicono che circa il 30% del campione aveva sviluppato gli anticorpi. Tutti i positivi sono stati invitati a riferire i risultati al medico di medicina generale, e il tampone successivo ha riscontrato la positività di un numero molto limitato di casi".

L'analisi: "Disseminazione condizionata di base dalle condizioni climatiche"

"La nostra analisi - ha aggiunto il medico legale - ci dice che Sars-CoV-2 si è spostato verso il Sud già da fine 2019 e a inizio 2020 era già presente (risultato evidenziato dall'incidenza degli anticorpi IgG tra i positivi). Concentrazioni inferiori e minore capacità aggressiva per via del clima hanno reso la maggior parte delle infezioni, soprattutto le prime, quasi asintomatiche; quasi il 90% degli infetti non ha manifestato nessuno dei sintomi riconducibili al Sars-CoV2, primo tra tutti l'aumento della temperatura corporea".

"Le percentuali di positività riscontrate in tutte le regioni italiane, in realtà disegnano un 'comportamento' del Sars-CoV-2 che lo accomuna a tutti i coronavirus e, nello specifico, una disseminazione diffusa e disorganizzata, condizionata di base da un elemento comune che - ha sottolineato il medico legale - è quello delle condizioni climatiche”. 

La società infatti ha avviato una seconda fase di attività, con altre 7mila visite mediche “per studiare prevalentemente come si organizza il virus in organismi infetti, con le temperature più elevate, in soggetti con patologie concomitanti medio gravi”, ha detto Bacco.

Questa seconda fase, che è già partita con i dosaggi anticorpali, "ci sta rivelando alcuni aspetti interessanti: abbiamo riscontrato - ha spiegato il medico legale - che il Sars-CoV-2, quando è in condizioni ambientali favorevoli e quindi riesce a esprimere tutte le potenzialità genomiche, mostra una capacità di mascherare zone della molecola antigene (le epitopi). Questo spiega, almeno in parte, perché al Nord, e in particolare in Lombardia, il virus è risultato più aggressivo rispetto ad altre zone geografiche: oltre che per le condizioni climatiche, e per l'inquinamento sostenuto, questo è accaduto anche perché la risposta anticorpale è stata meno specifica ed efficace. Quindi dove il virus è stato più forte, al contrario l'anticorpo si è rivelato più debole. Al Sud invece non solo il virus ha manifestato efficacia inferiore, ma la risposta anticorpale è stata molto più incisiva. Questo conferma che la Lombardia si è trovata in una situazione che altre regioni non hanno vissuto".

Le "nostre analisi mettono in luce inoltre il ruolo, nella diffusione, delle varie fasce d'età: i veri untori - ha concluso l'esperto - sono stati i soggetti fino ai 30 anni. Quasi sempre completamente asintomatici, hanno amplificato la diffusione del virus. Le fasce di età più giovani, almeno fino ai 30 anni, presentano un'incidenza di positività agli anticorpi più che doppia rispetto alle fasce più anziane, che invece sono quelle che manifestano i sintomi". Quelle stesse fasce che poi sono state colpite in modo più pesante.

"Il virus soffre il caldo ma non scomparirà"

"Sars-CoV-2, come tutti i coronavirus, è condizionato in maniera determinante dal clima. In laboratorio abbiamo visto che, aumentando di pochi gradi centigradi la temperatura dei terreni di coltura e quindi portandola all'intervallo di 25-30 gradi, circa il 53% dei ceppi non sopravvive e il restante dimostra un'attività circa 12 volte inferiore", ha spiegato poi Bacco. Sars-CoV-2 soffrirà il caldo, ma non scomparirà, ha detto il medico. "In estate si prevede che il virus presenterà un'attività molto limitata con scarsissima aggressività, ma siccome riesce a sopravvivere, probabilmente riapparirà con lo scendere delle temperature. Insomma, non se ne andrà via del tutto. La mia idea è che non sparirà, come invece ha fatto la Sars", ricorda l'esperto. Essendo "sensibile al clima, Sars-CoV-2 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d'Italia", ha aggiunto.

Fonte: AdnKronos Salute →

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