Domenica, 24 Ottobre 2021

Coronavirus, lo sfogo dell'infermiera: "Ci chiamate eroi ma poi non ci affittate casa"

A parlare è Rossella, 33 anni, infermiera trasferitasi a Catania da Milano: "La verità è che la gente ha paura di noi, non sono ancora riuscita a trovare un appartamento dove stare, perché alla parola ospedale tutti spariscono. Rispondono che non è il momento"

E' CataniaToday a riportare uno sfogo amarissimo. A parlare è Rossella, 33 anni, infermiera trasferitasi a Catania da Milano. E' come tanti professionisti della sanità in primissima linea nella battaglia contro il virus che ha sconvolto le nostre vite nelle ultime settimane. Però le rifiutano l'affitto perché è infermiera: "Non definiteci eroi, per poi chiuderci le porte in faccia".

"Lavoro in Pronto Soccorso, dove tutti i giorni arrivano decine di persone e, tra queste, ci sono anche pazienti sospetti di essere positivi al Covid-19. Tutti ci osannano, ci dicono di tenere duro, che siamo degli eroi. La verità è che la gente ha paura di noi, non sono ancora riuscita a trovare una stanza o un appartamento dove stare, perché alla parola ospedale tutti spariscono. Rispondono che non è il momento di affittare casa, che è meglio evitare” racconta. 

Coronavirus, lo sfogo di un infermiera che lavora a Catania

“Sono arrivata a Catania per una mobilità ed ho iniziato a lavorare l'1 marzo. Mi sono trasferita da Milano circa un mese fa e, appena arrivata, ho subito cercato una casa in affitto, ma nulla”, denuncia Rossella, che per adesso ha risolto in collaborazione con una collega: "Abbiamo deciso di condividere una stanza dopo 3 settimane di ricerca senza nessun risultato. Non definiteci eroi, per poi chiuderci le porte in faccia”, dice amareggiata.

“Mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria qui a Catania. In pochi secondi, bisogna indossare tutti i presidi necessari ed entrare col paziente in area isolamento". Lavorare in ospedale in questi giorni è più difficile che mai: i timori di non essere abbastanza protetta, la stanchezza fisica e psicologica.

“Ci ritroviamo in una zona che ha del surreale: silenzio assoluto, spesso l'unico rumore che si sente è quello di un monitor, che rileva i parametri di continuo. I pazienti si ritrovano a vederci con maschere, tute bianche addosso, visiere, calzari e doppi guanti. L’unica parte del corpo che vedono sono i nostri occhi, gli unici che ci permettono di garantire un residuo di umanità in questa terribile emergenza". 

Per fortuna da nord a sud ci sono anche tante storie ed esempi di appartamenti messi a disposizione gratuita di medici e infermieri direttamente coinvolti nell'attività ospedaliera di cura del Coronavirus. 

Fonte: CataniaToday →
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