Coronavirus, la grande paura: "Ora in Italia il pericolo può arrivare da fuori"

"L'attenzione non deve essere alta, di più. Deve mantenersi altissima. Ci vuole poco a riaccendere la miccia del virus", dice Franco Locatelli

Turisti tedeschi in arrivo all'aeroporto di Fiumicino. Roma, 22 giugno 2020. ANSA/TELENEWS

"In Italia l'epidemia è tenuta a freno (questi i dati dell'ultimo bollettino, ndr), ma il pericolo ora può arrivare da fuori". A ricordarlo è il professor Franco Locatelli del Comitato tecnico scientifico. "In Europa nel complesso c’è sicuramente una netta e assai incoraggiante flessione dei contagi ma quanto sta avvenendo nel più grande mattatoio della Germania fa comprendere quanto sia pericoloso distrarsi", ha aggiunto l'esperto intervistato dal Corriere della Sera, spiegando: "Brasile e India sono nel pieno della pandemia, in questi Paesi la diffusione del contagio è altissima. Viviamo in un mondo globale e queste realtà epidemiche, apparentemente lontane, non possono non attirare la nostra attenzione non soltanto per il doloroso numero delle vittime ma anche nella prospettiva di un nuovo innesco di contagi nel nostro Paese".

"Ci vuole poco a riaccendere la miccia del virus"

L'esperto del Comitato tecnico scientifico di supporto al governo chiarisce: "L'Italia è attualmente messa bene a parte alcuni focolai locali che comunque andavano messi in conto perché fanno parte della storia di un'epidemia. Quanto succede fuori deve però costituire un chiaro segnale di allarme". Ecco perché, secondo il professor Locatelli, "l'attenzione non deve essere alta, di più. Deve mantenersi altissima. Ci vuole poco a riaccendere la miccia del virus. Non dimentichiamo come tutto è cominciato. Noi a fine gennaio ci occupavamo della coppia cinese giunta in Italia e ricoverata allo Spallanzani e in Lombardia il Sars-Cov-2 già circolava. Il Paese non è blindato. La gente si muove da un continente all'altro ed è impossibile controllare tutti".

Il professor Locatelli mette in guardia da un eventuale rilassamento dell'attenzione verso la pandemia: "L'Italia ha fatto uno sforzo enorme e ha ottenuto risultati straordinari. Non vanifichiamoli con comportamenti poco responsabili, tipo la movida, che potrebbero compromettere il lavoro e i sacrifici compiuti e farci ricadere in un incubo appena vissuto". L'invito è alla prudenza "fino a quando arriverà il vaccino".

L'ipotesi di una seconda ondata del virus

Circa l'ipotesi di una seconda ondata del virus, Locatelli sostiene: "È una possibilità ma non sappiamo di quale entità. Se anche arrivasse non credo avrebbe le dimensioni della prima, anzi sarebbe altamente improbabile vivere un'esperienza paragonabile a quella di febbraio-aprile. E questo - spiega al Corriere della Sera - per diversi motivi: la maggiore capacità di intercettare i positivi, l'organizzazione degli ospedali, le norme di comportamento, la disponibilità di mascherine grazie al lavoro del commissario Arcuri. Più di questo contro un virus respiratorio non si può fare".

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Anche Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano ha parlato di un rischio di contagi per l'Italia più forte dall'esterno. "E' evidente - ha detto alla trasmissione Agorà sui Rai3 - che ci siano dall'estero rischi di infezione da coronavirus, basta vedere quello che sta succedendo in Germania con i mattatoi. Ma questo lo sapevamo già quando si è deciso di riaprire i nostri confini. L'importante è che a livello di ogni regione sia approntato un apparato di sorveglianza tale da monitorare e migliorare l'attenzione e l'organizzazione quando arrivano turisti stranieri". Secondo Galli "il problema è che il virus non si è affatto rabbonito e presenta una capacità di diffusione maggiore in caso di un focolaio nuovo: i nuovi infetti saranno più efficienti nel trasmettere l'infezione rispetto ai vecchi infetti, che magari da tempo coabitano con virus", ha concluso Galli. 

Fonte: Corriere della Sera →

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