Martedì, 1 Dicembre 2020

Le liste d'attesa lunghissime e le visite rimandate

Gli ospedali devono curare i malati Covid, ma c'è tutta una altra sanità che è stata messa in stand-by e che va avanti a fatica, con conseguenze molto pesanti sulla salute e sull'aspettativa di vita di migliaia di persone

Non c'è solo Covid: a causa dell'emergenza sanitaria in corso, c'è tutta una altra sanità che è stata messa in stand-by, con liste d'attesa sempre più lunghe, visite e interventi rimandati, con conseguenze molto pesanti sulla salute e sull'aspettativa di vita di migliaia di persone. Nulla è blocctao, si va avanti, ma a fatica. Gli ospedali devono curare i contagiati dal virus, le corsie si riempiono ma i pronto soccorso sono pieni di pazienti in attesa e l’attività “ordinaria” va avanti. A marzo e aprile tutto si congelò. Ora no, ma i tempi sono lunghissimi e bisogna rassegnarsi ad aspettare, spesso per mesi e mesi.

Le liste d'attesa da tagliare

Le patologie gravi vengono curate come prima, è importante che si sappia.  Repubblica Bologna racconta come vanno le cose 

C’è stato un momento, prima che la pandemia stravolgesse tutto, in cui all’Istituto ortopedico Rizzoli nove pazienti su dieci che avevano bisogno di una protesi d’anca venivano operati entro 180 giorni. Uno standard oggi impensabile, che durante il lockdown è sceso in picchiata e oggi arranca attorno al 60%. Gli altri? In coda. Dice Anselmo Campagna, direttore generale del centro d’eccellenza: «Eravamo arrivati anche a 150 protesi al mese, un numero significativo, poi siamo scesi a 7, 10, 20 operazioni. In generale, sulle chirurgie differibili abbiamo accumulato ritardi. Le attese più significative riguardano le protesi, la chirurgia della spalla e del piede, come deformità, alluci valghi, microcalcificazioni. Però ad agosto abbiamo fatto il 70-80% in più delle sedute dell’anno prima. È ripresa l’attività degli ambulatori, abbiamo smaltito più della metà delle vecchie liste».

A fine prima ondata ’Ausl di Bologna aveva accumulato 70 mila visite e 30 mila esami sospesi. «Abbiamo smaltito l’arretrato della specialistica ambulatoriale tra agosto e settembre», rivendica Paolo Bordon, direttore generale dell’azienda.

Un aiuto grosso è arrivato dalle cliniche private, che hanno assorbito le nuove prenotazioni. Ma non sono mancati i sacrifici per i cittadini: per avere una prestazione in tempo può essere necessario spostarsi da Bologna ad altri ambulatori e ospedali della provincia. Oggi l’Ausl combatte il Covid tra il Maggiore, Bentivoglio, Bazzano e Vergato ma intanto cerca di fare tutto il resto: «Non abbiamo chiuso un ambulatorio – continua il manager – i volumi più importanti da smaltire riguardano l’ortopedia, otorino, urologia, chirurgia generale». Difficile sperare di aspettare meno di due o tre mesi per interventi alle tonsille, prostata, emorroidi. 

La situazione è complicatissima ovunque. Sono sempre più numerose le segnalazioni di anziani e pensionati (ma non solo) circa gli insostenibili ritardi nelle visite e negli esami diagnostici. Dopo l'emergenza coronavirus la sanità deve recuperare il ritardo su visite ed esami. Previsto il potenziamento dei centri di prenotazione per ridurre le liste di attesa.

L’aumento progressivo dei tempi di attesa non è soltanto un fattore di rischio, soprattutto nel caso di prestazioni urgenti, ma anche di preoccupazione e di stress, in particolare per gli anziani e le categorie fragili. Non a caso si tratta di uno dei grandi temi che meritano maggiore attenzione.

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