Giovedì, 22 Aprile 2021

Lockdown e danni economici: "Meglio drastico e breve che light e prolungato" 

Secondo uno studio realizzato da University College London e Tsinghua University, dal punto di vista dell'economia è meglio uno stop drastico di due mesi che misure più leggere, ma prolungate per 4-6 mesi

Foto di repertorio

Il lockdown imposto a causa dell'emergenza coronavirus ha messo in ginocchio l'economia dell'Italia e di molti altri Paesi, ma attenzione, perché una chiusura più “light” e prolungata poteva avere effetti anche peggiori. Infatti, dal punto di vista dell'economia, infatti, è meno dannoso un lockdown drastico per un paio di mesi (come in Cina e in Italia, ndr), rispetto a false partenze e a misure più leggere, ma prolungate per 4-6 mesi contro Covid-19.

A sottolinearlo è uno studio di modellistica condotto da University College London e Tsinghua University, pubblicato su 'Nature Human Behaviour'. Si tratta, spiegano gli autori, del primo studio peer-reviewed per valutare in modo completo i potenziali effetti sulla catena di approvvigionamento globale dei lockdown per Covid-19, modellando l'impatto su 140 Paesi, compresi quelli non direttamente interessati da Covid-19. Lo studio ha scoperto che i lockdown più severi imposti precocemente e per un periodo più limitato sono economicamente preferibili a misure più moderate, ma di 4 o 6 mesi, poiché la durata dello stop "è più importante per le economie rispetto alla loro gravità", spiegano i ricercatori. Le aziende infatti possono assorbire meglio lo shock di un breve lockdown facendo affidamento sulle proprie riserve, inoltre blocchi più brevi causano meno interruzioni alle catene di approvvigionamento regionali e globali rispetto a misure più soft, ma prolungate. I ricercatori hanno scoperto poi che anche i Paesi non direttamente colpiti da Covid-19 possono subire ingenti perdite di oltre il 20% del loro Pil a causa del calo della domanda dei consumatori e di strozzature nelle catene di approvvigionamento.

Particolarmente a rischio sono le economie aperte o altamente specializzate, come quelle dei Paesi dei Caraibi che si basano sul turismo e dell'Asia centrale come il Kazakistan che si basano sulle esportazioni di energia. Anche le industrie globalizzate che si affidano a fornitori difficili da sostituire, come quelle automobilistiche, sono vulnerabili: si stima che la produzione diminuirà della metà. Secondo l'autore principale dello studio, Dabo Guan della Tsinghua University, "il lavoro mostra gli effetti a catena causati dai lockdown sulle catene di approvvigionamento globali, con anche i Paesi non direttamente colpiti da Covid-19 che continuano a subire gravi perdite economiche". "Sebbene in questa fase non sia possibile prevedere il vero costo dei lockdown, la nostra ricerca suggerisce che stop più brevi e più rigorosi riducono al minimo l'impatto sulle catene di approvvigionamento. Inoltre, allentare gradualmente le restrizioni nel corso di un anno - aggiunge - può anche rivelarsi meno distruttivo rispetto ad una rapida ripresa seguita da un altro blocco".

I ricercatori hanno stimato che un allentamento graduale delle misure di blocco nell'arco di 12 mesi minimizzerebbe gli impatti sulla catena di approvvigionamento rispetto a una fine più rapida delle restrizioni, nell'arco di 2 mesi, seguita dall'introduzione di una seconda serie di blocchi nel gennaio del prossimo anno, che secondo loro aumenterebbero i costi di un terzo. Secondo il coautore Steven Davis, dell'Università della California a Irvine, lo studio "suggerisce che le giustificazioni economiche per riaprire le imprese potrebbero rivelarsi un boomerang se si traducono in un altro giro di chiusure". Anche vista di una potenziale seconda ondata, i ricercatori segnalano che un blocco "rigoroso e coordinato a livello globale, implementato per 2 mesi, sarebbe meno costoso dal punto di vista economico rispetto a mini-lockdown in diverse parti del mondo e in momenti diversi".

Fonte: Nature.com →
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