Coronavirus, il racconto di Rossella: "Mio padre la prima vittima, nessuno mi ha creduto"

La denuncia di una donna residente in provincia di Torino, figlia di un anziano deceduto a causa del Covid 19: ''Ho avvisato il 22 marzo la casa di riposo, ma non mi hanno dato ascolto''

Foto di repertorio

L'alto numero di decessi e contagi nelle case di riposo è uno dei punti più dolorosi dell'emergenza coronavirus in Italia. In Lombardia è partita un'indagine, ma dalla provincia di Torino arriva il racconto di Rossella Marasco, della figlia di una delle vittime, l'87enne Cosimo Marasco, deceduto lo scorso 24 marzo: "Mio padre è stato il primo a morire dentro la casa di riposo Trisoglio di Trofarello, il primo caso ufficiale di Covid dentro questa catastrofe".

In una intervista rilasciata a Niccolò Zancan de La Stampa, Rossella sottolinea come il suo grido d'allarme sia caduto nel vuoto: "Ho avvisato subito la casa di riposo ma non volevano credermi".Come riporta il quotidiano torinese, la prima comunicazione ufficiale alle famiglie è stata inviata il 2 aprile, 11 giorni dal primo caso, a firma del direttore sanitario che conferma la presenza di infezioni Covid nella struttura.

"Mi hanno chiamata la sera di domenica 22 marzo mi hanno detto 'ha 38 di febbre è saturato da 95 a 86 lo portiamo all'ospedale di Moncalieri - racconta la signora Rosella - La dottoressa del pronto soccorso mi ha chiamato subito e non dimenticherò mai le sue parole perché sono state queste 'è arrivato in condizioni tragiche anche senza l'esito del tampone posso dirle con certezza che si tratta di coronavirus'. Gli avevano fatto delle lastre ai polmoni mio padre è morto la mattina di martedì 24 marzo".

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"L'ultima volta che ho cenato con mio padre (la struttura era stata chiusa ai parenti a partire dal 9 marzo, ndr) - aggiunge Rosella - ho visto che il suo compagno di stanza ,che teneva la bombola dell'ossigeno sul comodino, era morto. Per questo non saprei dire esattamente quando sia iniziata la strage. Ma so che mio padre è stato il primo a ricevere un tampone e l'hanno fatto in ospedale quando ancora negavano tutto".

Fonte: La Stampa →

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